Liceo Fermi, la figlia di Aldo Moro incontra gli studenti: "Mio padre? Un 'secchione' che lavorava per gli altri" - Genova 24
Il racconto

Liceo Fermi, la figlia di Aldo Moro incontra gli studenti: “Mio padre? Un ‘secchione’ che lavorava per gli altri”

Il resoconto di un incontro tra la figlia dello statista ucciso dalle Br e le classi quinte del liceo scientifico di Sampierdarena

Bruco, il degrado del fratello minore

Genova. Venerdì 26 gennaio è il giorno antecedente al giorno della memoria per ricordare la Shoah, e Agnese Moro, figlia di Aldo Moro, ha incontrato gli alunni delle quinte classi del liceo Fermi.

Questo incontro è stato un altro momento per fare memoria. Una memoria non legata alla Shoah, ma alla storia più recente e a fatti che per diversi aspetti sono avvolti ancora da coltri di silenzio e rimozioni. Bene fa Agnese Moro a portare in giro la sua esperienza fatta da elaborazioni dolorose utili, a suo dire ad uscire dal ruolo di vittima, che la relegava la tragica vicenda dell’assassinio del padre. Già, poi parlando di Aldo Moro ha anche la possibilità di far conoscere suo padre, il personaggio politico, la sua figura umana così importante nella storia italiana. Così si è parlato di una memoria di giusto 40 anni fa.

Le introduzioni dei Professori Maria Eleonora Guasconi e Guido Levi hanno disegnato il periodo storico-politico degli anni in cui Aldo Moro con il partito della Democrazia Cristiana, di cui è stato tra i fondatori, hanno governato dal dopoguerra sino agli anni 80-90; per Aldo Moro con diversi incarichi o come capo del governo sino al 1976. Aldo Moro è stato uno degli artefici di grandi scelte e aperture coraggiose. Si ricorda ad esempio la nascita del centrosinistra nel 1962, con l’entrata nel governo del Partito Socialista. Egli era un riformista e un mediatore. Inoltre aveva sempre presente la complessità delle situazioni e quindi del loro governo. Agnese Moro lo ricorda bene: ‘Egli fu un secchione. Uno studente ottimo e poi un insegnante che ha amato stare tra i giovani tutta la vita’. Intanto va ricordato che Aldo Moro appena trentenne è stato uno dei costituenti, uno degli scriventi la Carta costituzionale. Agnese Moro ricorda che la nostra Costituzione è formata da parole importanti come Pace, Libertà, Giustizia, Lavoro, Diritti e Democrazia. Parole che Aldo Moro ha sempre cercato di trasformarle in valori veri. Quelle scelte dettate dalla Costituzione non erano calate da un manipolo di pensatori, ma erano dettate dalla volontà popolare. Erano i desideri dei cittadini scritti su carta con un linguaggio semplice. Una bella lezione sulla Costituzione. Nella sua attività politica troviamo discorsi interlocutori, discorsi che sapevano coinvolgere tutti. Quello che poi si sceglieva doveva essere fatto insieme. Ecco il ‘secchione’ che continuava a lavorare per gli altri.

Per conoscere meglio Aldo Moro, Agnese mostra anche alcune foto. Quelle più ‘buffe’ o semplicemente strane sono quelle che ritraggono Aldo Moro sulla spiaggia in giacca e cravatta: ‘Egli si presentava così poiché nel ruolo di rappresentante del popolo italiano doveva mantenere sempre la dignità’. Altre foto lo mostrano con Agnese sulle ginocchia mentre parla con altri politici e collaboratori. Momenti in cui si cercava di conciliare impegni politici e famiglia. Un’altra foto mentre cammina con la piccola Agnese dandole la mano; ecco quella mano che le veniva data spesso anche per tranquilizzarla prima di dormire rimane uno dei suoi ricordi struggenti.

Alla fine Agnese Moro si rivolge a tutto il pubblico formato soprattutto da studenti ponendo una domanda: ‘Ha fatto bene o fatto male dedicare la sua vita alla politica? Al richiamo di mettersi al servizio degli altri? Lui che aveva una famiglia e dei figli?’. Un interrogativo a cui Agnese non sa rispondere. Sa solo che è stata una scelta del padre nell’obiettivo di una speranza di progresso dell’umanità.

Durante le presentazioni, prima dell’inizio dell’incontro, ho avuto modo di porre una domanda ad Agnese Moro. Volevo sapere cosa ne pensasse di un pensiero di Giorgio Bocca che sosteneva come i terroristi avessero alla base del loro agire un comune denominatore derivato da disturbi psicologici…lo stesso Curcio alla fine della pena era uscito dicendo che in fondo voleva ritrovare la sua mamma, che per la mancanza del padre (era figlio di ignoto) aveva allontanato.

‘No- mi ha risposto Agnese Moro- bisogna stare attenti ad affermare una tale visione; potrebbero esserci delle componenti psicologiche, ma queste svierebbero e cancellerebbero ciò che si viveva nella società di quegli anni: il ricorso diffuso alla violenza.

Già, la violenza; l’aspetto più deleterio per la convivenza civile e umana.

Nell’incontro poi Agnese Moro ricorderà ancora la violenza e la ricorderà nell’ambito della Shoah come questa si accompagni all’indifferenza, al conformismo, alla paura e al non voler vedere…in sostanza alla ‘banalità del male’.

Grazie ad Agnese abbiamo avuto l’occasione di onorare una memoria da estendere sempre più.

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