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Attività illegali: allarme per spese in prostituzione, droga e sigarette. Genova tra le città più a rischio

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Genova. Le attivita’ illegali non conoscono crisi, secondo i dati della Cgia di Mestre: l’ultimo dato disponibile (2015) segnala che il valore aggiunto di queste attivita’ fuorilegge (17,1 miliardi di euro) e’ aumentato negli ultimi 4 anni di oltre 4 punti percentuali. A livello regionale la Lombardia (253,5), la Liguria (185,3) e la Campania (167) sono le realta’ che nel 2016 hanno fatto pervenire il piu’ elevato numero di segnalazioni (ogni 100 mila abitanti). Su base provinciale, infine, le situazioni piu’ a rischio (oltre 200 segnalazioni ogni 100.000 abitanti) si registrano nelle province di confine di Como, Varese, Imperia e Verbano-Cusio-Ossola. Altrettanto critica la situazione a Rimini, Milano, Napoli e Prato. Piu’ sotto (range tra 170 e 199 segnalazioni ogni 100 mila abitanti) le province di Treviso, Vicenza, Verona, Bergamo, Brescia, Novara, Genova, Parma, Firenze, Macerata, Roma, Caserta e Crotone.

Si tratta di segnalazioni pervenute in questi ultimi anni all’Unita’ di informazione finanziaria della Banca d’Italia. Sono le operazioni sospette “denunciate” alla struttura di via Nazionale da parte di intermediari finanziari (per circa l’80% banche e uffici postali, ma anche liberi professionisti, societa’ finanziarie o assicurazioni). La Cgia segnala che una volta ricevuti questi “avvisi”, la Uif effettua degli approfondimenti sulle operazioni ritenute piu’ a rischio e le trasmette, arricchite da una accurata analisi finanziaria, al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza e alla Direzione Investigativa Antimafia. Solo nel caso le segnalazioni siano ritenute infondate, la Uif le archivia. Tra il 2009 e il 2016, le segnalazioni sono aumentate di quasi il 380%. Se nel 2009 erano poco piu’ di 21 mila, nel 2016 hanno raggiunto la quota record di 101.065. La tipologia piu’ segnalata e’ stata quella del riciclaggio di denaro che per l’anno 2016 ha inciso per il 78,5% del totale delle segnalazioni. Sempre secondo la Uif, nel 2016 la totalita’ delle operazioni sospette ammontava a 88 miliardi di euro, a fronte dei 97 miliardi di euro circa registrati nel 2015.

“I gruppi criminali – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi degli Artigiani di Mestre Paolo Zabeo  – hanno la necessita’ di reinvestire i proventi delle loro attivita’ nell’economia legale, anche per consolidare il proprio consenso sociale. E il boom di denunce avvenute tra il 2009 e il 2016 costituisce un segnale molto preoccupante. Tra l’altro, dal momento che negli ultimi 2 anni si registra una diminuzione delle segnalazioni archiviate, abbiamo il forte sospetto che l’aumento delle denunce registrato negli ultimi tempi evidenzi come questa parte dell’economia sia forse l’unica a non aver risentito della crisi”.

 “Lungi dall’esprimere alcun giudizio etico – dice Zabeo – e’ comunque deplorevole che gli italiani spendano per beni e servizi illegali piu’ di un punto di pil all’anno. L’ingente giro d’affari che questa economia produce, costringe tutta la comunita’ a farsi carico di un costo sociale altrettanto elevato”. Dal settembre del 2014 il valore aggiunto “prodotto” dalle attivita’ illecite e’ stato addirittura inserito nel calcolo del pil in molti paesi europei, tra cui l’Italia. “Tra le attivita’ illegali – dice il segretario della Cgia Renato Mason – l’Istat include solo le transazioni illecite in cui c’e’ un accordo volontario tra le parti, come il traffico di droga, la prostituzione e il contrabbando di sigarette e non, ad esempio, i proventi da furti, rapine, estorsioni, usura”.