Antifascismo, la Cgil: "Serve riflessione culturale. Il corteo del 3 febbraio? Decideremo la prossima settimana" - Genova 24
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Antifascismo, la Cgil: “Serve riflessione culturale. Il corteo del 3 febbraio? Decideremo la prossima settimana”

A parlare alla platea dei delegati della Cgil anche uno studente universitario: "Neofascismo frutto di una politica troppo lontana da aspettative dei giovani".

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Genova. “Non c’è dubbio che da un po’ di tempo ci siano segnali di atteggiamenti che si devono definire fascisti. Forse negli anni questi segnali li abbiamo un po’ tutti sottovalutati e credo che oggi si sia ormai raggiunto il segno”. Lo ha detto il segretario della Camera del lavoro di Genova Ivano Bosco a margine di un’iniziativa della Cgil che si è tenuta questo pomeriggio alla sala chiamata al porto per affrontare con i delegati del sindacato una riflessione su antifascismo e antirazzismo.

Per Bosco, di fronte al moltiplicarsi di episodi di intimidazione – basti pensare ai volantini contro la Cgil – o addirittura di vera e propria violenza con nel caso della coltellata nei confronti di un militante antifascista che attaccava manifesti non lontano dalla sede di Casapound “è giusto mobilitarsi perché fa parte del nostro Dna. Basti ricordare che dopo l’assassinio di Guido Rossa fu la grande mobilitazione che mise in campo il sindacato a stoppare quella deriva antidemocratica, ma occorre anche agire a livello culturale e mentale, spiegare davvero cosa sia il fascismo. Anche su questo evidentemente siamo stati un po’ troppo blandi in questi anni”.

A proposito di mobilitazione la Cgil non ha ancora deciso formalmente se aderire o meno al corteo antifascista del 3 febbraio, organizzato dall’assemblea antifascista: “Formalmente nessuno ce lo ha chiesto – dice il segretario Ivano Bosco ma nei prossimi giorni affronteremo la questione”. Probabile che la decisione del sindacato di Susanna Camusso sarà simile a quella dell’Anpi: nessuna adesione formale, ma partecipazione lasciata alla libera scelta dei singoli.

All’iniziativa di oggi ha partecipato il presidente emerito dell’Anpi Carlo Smuraglia. Accanto a lui, per raccontare il punto dei vista dei giovani è intervenuto uno studente universitario: “Il neofascismo si spiega con una sempre maggiore distanza tra la politica che ha tradito per molti aspetti le aspettative dei giovani – spiega Stefano Rolandi e i giovani stessi che vengono così attratti dal presunto ‘dinamismo’ della retorica dell’estrema destra contrapposta all’immobilità delle istituzioni”.

Un fenomeno recente che ancora non coinvolge troppo l’università ma “soprattutto per ora le scuole superiori. E’ chiaro che fortunatamente non siamo nel 1922 e il fenomeno può essere fermato anzitutto insegnando ai giovani cosa è stato davvero il fascismo, vale a dire soltanto più guerra e più morti, e intervenire sulle cause a cominciare dal lavoro per i giovani”.