Il monito

Troppo alcol a Capodanno, Testino: “Le famiglie facciano una riflessione”.

A Genova il 10% dei minorenni consuma alcol secondo la modalità del binge drinking, cioè il bere tanto in poco tempo nei fine settimana

Genova. “Un’ubriacatura di un minorenne è una cosa molto importante che meriterebbe un momento di riflessione per tutta la famiglia”. Il primario di alcologia dell’ospedale San Martino, Gianni Testino, invita sopratutto i genitori dei minori a non prendere sottogamba la “sbronza” di Capodanno che, per un minorenne può diventare un problema serio visto che l’alcol nei minori provoca gravi danni perché il fegato non è ancora in grado di eliminare l’etanolo.

“I responsabili dei pronto soccorsi genovesi – spiega – hanno dichiarato di aver avuto alcuni pazienti con intossicazione acuta da bevande alcoliche, tra i quali diversi minori. Un dato che non stupisce, visto che nella nostra città il 10% dei minorenni consuma alcol secondo la modalità del binge drinking, cioè il bere tanto in poco tempo nei fine settimana e quasi un ragazzo su due, intorno ai 19 anni, consuma bevande alcoliche. E’ evidente che in un periodo come quello di capodanno questi episodi possono succedere”.

Un fenomeno, quello degli episodi di intossicazione acuta per bevuto solo in una serata, che non stupisce i medici. “Noi diciamo che non solo è possibile ma è particolarmente dannoso – continua Testino – perché al di sotto dei vent’anni il fegato non è assolutamente in grado di svolgere totalmente le sue funzioni e quindi anche modeste quantità di alcol possono creare importantissimi danni. Ubriacarsi il venerdì sera o il sabato sera per i nostri ragazzini significa avere un cervello infiammato per diversi mesi fino a 10 mesi. E’ quindi chiaro che la nostra attenzione deve essere sempre elevata”.

Testino, quindi, ricorda come ci sia una legge che proibisce, al di sotto dei 18 anni, di vendere o somministrare bevande alcoliche, ma non criminalizza i commercianti. “Quando l’utenza è particolarmente numerosa e ben difficile distinguere se un ragazzo che ha 18 anni o meno e quindi – conclude – siamo noi genitori che dobbiamo prendere in mano la situazione informare i nostri ragazzi”.