Primo piano

Villa Croce, il museo fa il pieno di nomi ed eventi per rilanciarsi nel 2018

Arte contemporanea sotto forma di happening, mostre e progetti social nel programma presentato dal direttore Carlo Antonelli

Genova. Partirà con una riflessione sulla longevità la programmazione glocal-concettuale curata da Carlo Antonelli in collaborazione con Anna Daneri per il 2018 al Museo di Arte di Villa Croce che ospiterà nomi come Jean Dupuy, Vanessa Beecroft, Maurizio Cattelan e Giampaolo Ferrari, Giulio Paolini, Norma Jean, Dora Garcia con Enrico Ghezzi.

“Partiamo da Genova, da una forte coscienza del luogo dove siamo, con l’obiettivo di rivascolarizzare questo terreno”, ha detto Antonelli che ha svelato solo la programmazione per il primo piano del museo accennando alla creazione di una rete di ville di arte contemporanea, progetti nel giardino e una mostra di collezioni private genovesi al terzo piano della Villa.

A febbraio si inizia dunque con una mostra dedicata alla quarta e quinta età, ‘Vita, morte, miracoli. L’arte della longevità’ con Lisetta Carmi, Corrado Levi, Rodolfo Vittone, Jean Dupuy e molti altri, in collaborazione con l’Istituto Italiano di tecnologia (Iit), perché “Genova è la città più vecchia del mondo – ha sottolineato Antonelli -: siamo avanti di 30 anni e siamo il futuro dell’Occidente”.

A maggio Claire Fontaine si cimenterà con un film dedicato alla Casa delle compere e dei banchi di San Giorgio, una riflessione sull’opulenza con conferenze con la Facoltà di Economia: su questo è stato annunciato anche un volume, ‘La straordinaria arte genovese del risparmio’.

Vanessa Beecroft promette a giugno un happening anni ’70 col suo progetto Istangram. La seconda edizione di ‘Teu’ a cura di Daneri e Martina Angelotti arriva a settembre per ospitare in concomitanza col Salone Nautico Cattelan e Ferrari con ‘Toilet Paper’.

L’anno del primo piano si chiude con una mostra montata ad hoc intorno a ‘Fotofinish’ di Giulio Paolini, Norma Jean e (forse) i suoi robot e la spagnola Dora Garcia con Enrico Ghezzi, in nome di una genovesità e liguricità che Antonelli propone come marchio di fabbrica.