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La lettera

Schedatura dei mendicanti a Genova, gli assistenti sociali: “Ma quale sicurezza, misura inutile e dannosa”

"Misura discriminatoria, gli enti locali - dicono dall'ordine - dovrebbero piuttosto occuparsi di favorire progetti di inclusione"

mendicante

Genova. Nei giorni scorsi il Comune di Genova, specialmente attraverso la voce dell’assessore alla Sicurezza Stefano Garassino, ha confermato come la polizia municipale abbia iniziato a schedare i senza dimora e i mendicanti in città per “controllare che tra essi non via siano migranti richiedenti asilo – ha spiegato Garassino – per loro l’accattonaggio è vietato per legge anche perché potrebbero finire in giri di racket”.

Questa giustificazione non convince affatto chi, con “gli ultimi”, ha a che fare per mestiere. E così l’ordine degli Assistenti sociali della Liguria ha deciso di intervenire nel dibattito: “Queste sono ipotesi di intervento da parte del Comune di Genova con misure punitive o discriminanti nei confronti di una serie di soggetti deboli ed emarginati. Capiamo e condividiamo la necessità di garantire, ai cittadini anche delle zone più difficili, come il centro storico o altre aree periferiche, la dovuta sicurezza così come segnalare agli organi competenti situazioni di organizzazioni che traggano vantaggi illeciti proprio speculando su tali soggetti”.

“Il consiglio dell’ordine degli Assistenti sociali della Liguria, tuttavia – continua la lettera aperta – ritiene che non si possano fare generalizzazioni e che la decisione di “schedare” questuanti, senza fissa dimora, e altri ancora non affronti il problema vero della povertà, del disagio sociale, dell’emarginazione che non si possono superare con strumenti che creano ulteriore emarginazione e che non si risolvono né si eludono con i divieti”.

“L’ente locale – sottolineano ancora gli assistenti sociali – ha il dovere di affrontare questi temi nel pieno rispetto di tutte le persone, perché dispone di risorse di personale competenti e capaci di analizzare queste situazioni e con opportune risorse sviluppare progetti di inclusione che possono assicurare miglioramento delle condizioni di vita dei singoli e della comunità e quindi anche maggiore sicurezza per tutti”.

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