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La lectio magistralis del presidente Grasso: “Debellata la mafia sanguinaria, la battaglia non è finita”

"Ora la minaccia è più subdola, le mafie arrivano dove manca lo Stato"

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Genova “L’omicidio di Piersanti Mattarella fu il mio primo caso importante, nel 1980. Mi colpì molto perché in lui vedevo il politico che avrei voluto essere: competente, efficiente, responsabile, capace di guardare al futuro e con grande slancio etico. E’ la figura che cerco di tenere sempre presente”. Lo ha detto il presidente del Senato e leader di Liberi e Uguali, Pietro Grasso, nel corso della lectio magistralis “Venticinque anni dopo. Successi di ieri e problemi di oggi nella lotta alla mafia”, all’Università di Genova.

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Grasso si è soffermato sul maxi processo, la prima vera risposta dello Stato alla scia di omicidi e crimini di mafia che insanguinarono il Paese per almeno dieci anni: “C’erano 475 imputati rinviati a giudizio, 120 omicidi, 438 capi d’imputazione, 10 anni di delitti di mafia” ha ricordato il presidente del Senato, soffermandosi sul grande lavoro del pool antimafia e, in particolare sull’operato di Falcone e Borsellino.

La risposta dell’organizzazione criminale fu terrificante – ha aggiunto il presidente di Palazzo Madama, ricordando che gli omicidi dei due magistrati che non furono vani, ha aggiunto Grasso “perché la mafia sanguinaria di Provenzano e Riina è stata debellata, ma oggi esiste una minaccia non meno grave e più insidiosa: la mafia non ha rinunciato alla sua rete di potere e di arricchimento. La globalizzazione ha favorito le organizzazioni criminali. La battaglia per la legalità non è terminata. Ma le mafie prosperano dove manca lo Stato, dove manca il lavoro” ha detto Grasso. Il presidente del Senato ha poi ricordato che il 16 dicembre saranno 30 anni dal pronunciamento delle sentenza di primo grado all’Ucciardone.