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La lettera

Ilva, le Rsu scrivono ai genovesi: “impensabile che a Cornigliano vadano solo 120 milioni”

I lavoratori chiariscono la loro posizione sulle trattative

Genova. Una lettera aperta alla città, a firma Armando Palombo e Paolo Terrizzi, della RSU Ilva Genova, e’ stata inviata questa mattina per chiarire alcuni punti della situazione attuale. Ecco il testo:

“I giornali della nostra citta’ hanno recentemente dedicato spazio alle ipotesi di investimento su Genova Cornigliano da parte di ArcelorMittal.
Intendiamo argomentare le nostre perplessità rispetto ad ipotesi di investimento che potrebbero, ai non addetti ai lavori, sembrare ottimali, ma che i lavoratori e la RSU giudicano insufficienti con immediate pesanti ricadute sui livelli occupazionali e con seri dubbi sulla sostenibilità industriale nel medio termine di gran parte dello stabilimento e, quindi, non coniugabile con l’Accordo di programma che non prevede esuberi strutturali, ma che offre opportunità all’investitore di gestioni di esuberi temporanei compatibili con lunghe fermate produttive mirate ad importanti rinnovamenti impiantistici.

L’inadeguatezza impiantistica ha generato la perdita di competitività sul mercato della latta italiano, il più grande d’Europa, e attualmente in mano ad altri produttori di latta europei che hanno linee produttive in tutto il ciclo della latta che assicurano quantitativi di lavorazione doppi nella stessa unità di tempo con costi sensibilmenti inferiori e presentano sagomari atti a rispondere alle esigenze del mercato.

I 15 milioni di euro di investimenti promessi sulla latta sono assolutamente insufficienti, basti pensare che nel piano Bondi erano previsti 120 milioni di euro. Il ciclo della latta necessita di importanti interventi di rinnovamento. Le due linee di stagnatura sono datate 1957 e 1972, le linee che le alimentano sono state costruite ad inizio anni 80. Sottolineamo che, in siderurgia, un impianto è considerato vecchio quando ha più di venticinque anni.

Una manciata di milioni all’anno per le manutenzioni in tutto lo stabilimento sono pochi dopo cinque lunghi anni di assenza di interventi. Problemi manutentivi si evidenziano anche sui nuovi impianti (zincature e decatreno) dove la mancanza di importanti pezzi di ricambio genera, in caso di guasti, lunghe fermate sta iniziando anche a generare problemi sulla qualità del prodotto zincato.

L’operazione di acquisizione di Ilva rappresenta per ArcelorMittal un’operazione che assicura un ritorno in pochi anni degli investimenti effettuati e che genera complessivamente una elevata redditività per gli azionisti di questo gruppo. E’ giusto iniziare a sottolineare questo aspetto con onestà e rigore intellettuale.

La tradizione siderurgica genovese con il suo patrimonio di know how, unitamente alla presenza di un polo di ricerca tecnologico scientifico in via di espansione nella nostra città, pone a nostro avviso le premesse per l’insediamento nella realtà genovese di segmento della ricerca di ArcelorMittal dedicata agli aspetti collegati con la laminazione a freddo.

Gli stabilimenti europei ed extra europei di ArcelorMittal produrranno per conto Taranto 20,4 milioni di tonnellate nel periodo 2018 -2023 assicurando a questi siti una completa saturazione impiantistica che, in siderurgia, è la chiave di volta per generare ingenti profitti. In una situazione generale di sovracapacità, ArcelorMittal si assicura carichi di lavoro straordinari.

Inoltre, l’acquisizione di Ilva permetterà a ArcelorMittal di alzare notevolmente i prezzi di vendita su tutti i mercati dell’Area Euro e ciò si tradurrà in un simmetrico aumento degli utili. L’intervento dell’autorità antitrust potrà smorzare gli aspetti più macroscopici da questo punto di vista ma senza molto togliere in termini di concentrazione complessiva nel settore dei laminati piani, la vera spina dorsale dell’industria manifatturiera. E cio’ avviene in una situazione in cui le importazioni da paesi terzi sono colpite da forti dazi antidumping, un sogno per chi produce acciaio in Europa. Quindi, in vista ci sono elevati profitti per ArcelorMittal.

All’interno di questo quadro, è impensabile che allo stabilimento di Genova vengano destinati solo 120 milioni di euro su 2,4 miliardi previsti per Ilva.
Tutto questo lo scriviamo al fine di una corretta informazione sulla questione ILVA Cornigliano”.

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