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Centro migranti a San Benigno, la Sampierdarena “solidale” si organizza per evitare un altro “caso Multedo”

Il 18 dicembre al cinema Don Bosco assemblea pubblica per affrontare il tema dell'accoglienza "senza paura dello straniero e senza strumentalizzazioni"

Genova. Il futuro Cas, centro di accoglienza straordinario per migranti, di San Benigno non viene neppure nominato, ma è chiaro che il tema del volantino che in questi ultimi giorni è comparso nella zona di Sampierdarena è quello.

Il 18 dicembre, nella sala del cinema Don Bosco, in via Carlo Rolando, sarà organizzata un’assemblea pubblica con l’obbiettivo di evitare che nella delegazione possano ripetersi dinamiche come quelle accadute da Multedo, con l’apertura di una ben meno impattante struttura gestita dalla Curia all’interno dell’ex asilo Govone.

Gli organizzatori sono legati al movimento Genova Solidale, nato l’ottobre scorso da una ventina di realtà associative cittadine e soggetti tra cui la Compagnia Unica, la Fiom Genova, l’Associazione ex deportati e la rsu di Ilva.

Bruco, il degrado del fratello minore

“Sappiamo che la diffidenza e la paura nei confronti di chi è straniero sono sintomo di disinformazione ed egoismo – si legge nel volantino – che purtroppo possono trasformarsi in aperta ostilità, intolleranza, razzismo e xenofobia, soprattutto se strumentalizzate”. “A Sampierdarena, da sempre aperta con il suo porto e le sue industrie, alle migrazioni nazionali e internazionli, ci sono realtà associative, gruppi e singole persone che ogni giorno, senza paura e con inesauribile forza, si impegnano per attuare l’accoglienza”.

Tra queste realtà, quelle riunite nella Mappa di Sampierdarena Solidale: una rete che include, ad esempio, la comunità di San Benedetto al Porto, il circolo 30 giugno, l’Anpi Martiri del Turchino, ma anche il centro sociale Zapata e i circoli Chico Mendes, Lenci e Musicale Risorgimento e l’associazione Music for Peace.

L’assemblea del 18 dicembre potrebbe essere il momento in cui le varie associazioni faranno quadrato per affrontare la problematica del Cas di San Benigno da una prospettiva che non sia quella del rifiuto o della paura, ma dell’analisi critica e della ricerca di soluzioni.

Un modo per “battere sul tempo” la formazione di altri comitati che, ad ogni modo, potrebbero presto prendere forma. E che, anzi, già esistono in nuce visto che, nella primavera scorsa, contro il centro di accoglienza nell’ex bocciodromo, si era mosso – in maniera bipartizan – persino il municipio Centro Ovest, con un consiglio straordinario convocato in piazza, sotto la Prefettura.

Intanto nell’ex bocciodromo, di fatto un fondo senza finestre, ricavato nello spazio sotto la strada che dall’area della Compagnia Unica va verso l’elicoidale, i lavori proseguono. Potrebbero concludersi a gennaio 2018. il progetto iniziale prevedeva di ospitare 130 migranti, ma sarebbe stato modificato per arrivare a 200 posti letto. Per la realizzazione dell’opera il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha investito circa 465 mila euro. La soluzione San Benigno non ha mancato di sollevare perplessità da più fronti vista la collocazione isolata, in un’area già a rischio degrado e criminalità (prostituzione e spaccio, innanzitutto) e in prossimità del porto.

Nei giorni scorsi il caso dello striscione contro i profughi piazzato da i militanti di estrema destra che fanno capo a Fiamma nazionale “Questa non è accoglienza, è invasione, l’Italia agli italiani”. Il giorno dopo gli antifascisti genovesi avevano preso e riportato a Moconesi, nell’entroterra genovese dove Fiamma nazionale ha appena inaugurato una sede, lo striscione e lì, gli avevano dato fuoco.