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La crisi

Rinascente, l’assessore Vinacci: “Ci sono gruppi interessati a quegli spazi, la chiusura è un errore”

Stamani l'assemblea dei lavoratori all'interno del punto vendita: "Ci propongono di lavorare in altre città, lontano da casa, per 900 euro al mese"

Genova. La buona notizia è che c’è una vaga possibilità che lo stabile che oggi ospita La Rinascente, in caso di chiusura, potrebbe non rimanere vuoto. La brutta è che, secondo informazioni sindacali e istituzionali, la proprietà dei grandi magazzini pare davvero intenzionata a cessare l’attività dello store genovese.

Giancarlo Vinacci, assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Genova, mette le mani avanti – “E’ prematuro fare qualsiasi tipo di ragionamento” – ma rivela che almeno un paio di gruppi, grosse catene non legate all’alimentare, sarebbero interessate nel caso di una riallocazione degli spazi della Rinascente.

Spazi che sono di proprietà di Banca Carige con la quale, senza dubbio, le istituzioni tenteranno un passaggio per capire se sia possibile abbassare il canone d’affitto. Alcuni anni fa, nel caso della crisi di H&M, la riduzione dell’affitto fu decisiva per mantenere il negozio di via XX Settembre.

assemblea rinascente

Questa volta però la questione “affitto” è soltanto parte del problema. “L’azienda – spiega Aurelia Buzzo, della Filcams Cgil – ha spiegato che tra le ragioni della chiusura c’è anche il fatto che i grandi marchi che hanno i loro box di vendita non sono più intenzionati a investire su Genova”. Anche di questo si è parlato, stamani, all’assemblea dei lavoratori, svolta all’interno del negozio.

E così, dopo 58 anni di vetrine scintillanti, in via Vernazza e via 12 Ottobre, potrebbe calare l’oscurità. “Immaginate questa zona senza la Rinascente – dice la sindacalista – un deserto tra cattedrali”. Della stessa opinione, in un certo senso, anche l’assessore Vinacci: “Lasciare quello spazio, ora, con quell’offerta, è un errore enorme – sottolinea – questa città sta cambiando, bisogna investire non scappare”.

La Rinascente, gruppo passato nel 2011 a un fondo thailandese ma che mantiene molti dirigenti italiani, ha dichiarato di voler chiudere entro il 28 ottobre 2018 e, dopo 5 anni di contratti di solidarietà sopportati dai dipendenti, 59 persone a libro paga, propone ai lavoratori alcuni trasferimenti in altre sedi. “Un ricatto più che una proposta – continua Aurelia Buzzo – tra queste persone ci sono contratti del commercio di quarto livello a 900 euro, o part time, che non avrebbero nessuna convenienza a trasferirsi a Milano o a Monza, ma anche Cagliari o Palermo”. “L’azienda ha offerto delle ricollocazioni sul territorio – aggiunge Silvia Avanzino, segretaria generale Fisascat Cisl Liguria – ma come si fa se si ha una famiglia radicata qua da tempo”. Senza tenere conto che, oltre ai dipendenti diretti, subirebbero il colpo anche i lavoratori dei box legati ai brand, gli interinali e le aziende dell’indotto.

“Se Rinascente dovesse davvero decidere di andarsene – spiega Vinacci – e altri gruppi dovessero insediarsi, noi potremmo fungere da facilitatori ma sia chiaro, chiederemo ai nuovi soggetti di favorire il riassorbimento dei dipendenti genovesi del negozio”.

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