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Qualità della vita, Genova scivola a metà classifica: peggiorano lavoro, sicurezza e giustizia

Il capoluogo ligure scende in ricchezza, cultura e ambiente, sprofonda su lavoro e giustizia ma risale in demografia

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Genova. Una discesa, quasi un tonfo, da 21esima a 48esima: sono infatti ben 27 le posizioni perse in un anno da Genova, nella classifica delle 110 province “dove si vive meglio” stilata, come ogni anno, dal Sole24ore.

Il capoluogo ligure scende a poco più di metà classifica con 480 punti, lontana dai 567 di Belluno, regina italiana del “buon vivere”, e fortunatamente anche da Caserta, maglia nera fra le province del Bel Paese.

Genova, dunque, né sotto ma neanche sopra la media (come invece era lo scorso anno).

Sei macro aree e 42 indicatori, tra cui quest’anno anche gli acquisti online, il gap retributivo di genere, la spesa per i farmaci, il consumo del suolo, gli anni di studio degli over 25 e l’indice di litigiosità nei tribunali, sono l’elemento portante dell’analisi sulla Qualità della Vita nelle 110 province Italiane.

Nel dettaglio. Il capoluogo ligure “scende” in ricchezza e consumi (540 punti contro i 720,3 della capolista Milano), sprofonda su lavoro e innovazione (al 71 posto, un dato che purtroppo richiama i diversi fronti aperti, da Ilva alla Rinascente, passando per Ericsson solo per citare alcune crisi occupazionali, e non risale neppure in ambiente e servizi così come scivola in cultura, tempo libero e partecipazione, una macro area che vede la Superba in alta classifica, al 16° posto ma pur sempre in discesa rispetto al 2016.

Quasi inaspettato invece il dato su “demografia e società”: Genova è sì 57esima, ma in risalita rispetto allo scorso anno, in un settore che da sempre è stato la sua croce.
La peggiore “performance” della città va invece rintracciata in “giustizia e sicurezza”: per il capoluogo ligure discesa libera in bassa classifica, all’84° posto.

Sei “fotografie” in cui Genova arretra così come il trend delle altre grandi città: Milano che, nella classifica generale perde 6 posizioni e scivola all’ottavo posto; Roma, che scende al 24° rispetto al 13° del 2016, e Torino, che retrocede al 40° posto.

In coda alla graduatoria complessiva, invece, finiscono soprattutto le aree di Campania e Puglia: ben otto nelle ultime dieci posizioni, con Caserta maglia nera 2017 e Taranto al penultimo posto. Al terz’ultimo c’è Reggio Calabria. A sancire il verdetto è il trend di fondo, che mostra, attraverso i risultati dei singoli indicatori, come il divario tra Nord e Sud del Paese tenda sempre più ad ampliarsi, tanto che per trovare la prima provincia del Sud e Isole bisogna scendere fino al 52° posto di Oristano.