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Piano socio sanitario al voto, le associazioni disabili in consiglio. Cgil: “Inadatto ai nuovi bisogni”

Liguria. Il Piano Socio Sanitario approda in consiglio regionale per il voto finale e non mancano proteste e stroncature. Per l’occasione domani mattina una rappresentanza delle associazioni che in ambito di disabilità riuniscono famiglie, enti no profit e lavoratori, chiederà di essere ricevuti dall’assessore Sonia Viale.

Sia le famiglie, gli enti erogatori no-profit, i lavoratori esprimono forte preoccupazioni per le scelte della Regione.
“L’idea di risparmiare, proprio sui più fragili, tagliando i servizi e peggiorando le condizioni di accesso alle prestazioni influisce pesantemente anche sul futuro dei lavoratori – spiegano – È urgente aprire subito un confronto sugli stanziamenti nel settore, sulla consistenza dei budget e degli organici.
La disabilità non può essere considerata un costo. Le persone disabili non sono numeri: si parta dai loro bisogni, da quelli di coloro che possono dare loro assistenza e dalle difficoltà delle famiglie”.

Polemica anche la segreteria Cgil. “In Liguria si è generata una spirale perversa: si difende l’ospedale sotto casa, tanto costoso quanto sempre più inadatto ad affrontare le attuali necessità di salute ma, alla presenza di un problema serio, si cerca l’eccellenza, magari fuori regione. Cosi si generano le famigerate “fughe” causa di pesanti costi aggiuntivi; l’aumento dei costi esaspera la difficoltà a sostenere ospedali medio-piccoli che caratterizzano la rete ospedaliera ligure. La sanità fatta prevalentemente di ospedali, che caratterizza il modello ligure, andava bene tre decenni fa. Sono quindi una scelta sbagliata e costosa.

Viceversa oggi la gente è afflitta da malanni (neoplasie e patologie legate all’aumento dell’età) che richiederebbero brevi periodi in ospedale e costante assistenza a casa o in accoglienti strutture domiciliari e di riabilitazione di cui la Liguria è carente (siamo sotto i parametri previsti dalla legge). Allettare in ospedale questi pazienti significa accorciarne e peggiorarne l’esistenza. Altrettanto si può sostenere circa il bisogno di assistenza espresso dai malati cronici che nella nostra regione rappresentano ormai più di un terzo della popolazione. Offrire una valida alternativa al pronto soccorso significa sia evitare loro disagi sia sgravare il pronto soccorso stesso dalla pressione della miriade di accessi impropri che lo opprimono.
E’ pertanto strategico disseminare il territorio regionale di strutture che per i cittadini siano punti di riferimento certi, vicini e abituali dove essere ben assistiti per il completamento dei principali percorsi diagnostici che non necessitano di ricorso all’ospedale.
il Piano sociosanitario è fuori sincrono rispetto ai nuovi bisogni espressi dalla popolazione ligure”, conclude il sindacato.
Una valutazione a parte poi sulle ricadute economiche delle scelte previste dal PSSR.
“Non indica azioni credibili per ridurre l’entità dell’attuale disavanzo che ammonta a circa 94 milioni di euro ai quali bisogna sommare i costi generati dall’apertura dei nuovi ospedali, dai nuovi pronto soccorso oltreché dalla spesa farmaceutica in netto aumento.
Temiamo che il costo di scelte sbagliate finisca per ricadere nuovamente su cittadini e lavoratori. Questi ultimi hanno già subito un taglio di quindici milioni di euro negli ultimi due anni”.