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Multedo, la parrocchia delle Grazie agli abitanti: “Non fatevi fregare dalla politica dei calci nel sedere”

Don Mario Colella racconta la storia dell'accoglienza in parrocchia

Genova. Mentre a Multedo riprende la protesta contro i profughi nell’ex asilo Contessa Govone – ieri sera sono scesi di nuovo in strada – c’è chi prova a gettare acqua sul fuoco spiegando che la paura si può superare grazie al confronto e alla conoscenza. La settimana scorsa i cittadini di Struppa hanno scritto agli abitanti di Multedo raccontando la loro esperienza.

E anche Don Mario Colella e tutta la parrocchia delle Grazie a Sampierdarena raccontano la loro esperienza in una lunga lettera che è apparsa nei giorni scorsi sul settimanale della Curia genovese il Cittadino

Questo il testo:

Carissimi amici della comunità di Multedo, vorremmo condividere con voi l’esperienza di accoglienza che abbiamo vissuto nella nostra parrocchia, per dirvi che vi siamo vicini e sentiamo come nostre le difficoltà che voi vivete.

Due anni fa ci è stato proposto di accogliere nella nostra parrocchia sei ragazzi richiedenti stato di profughi (non migranti, clandestini, ecc. su cui si fa discreta confusione). Siamo rimasti un po’ spiazzati. Non ci ha condizionato la paura del “diverso” o dell’“invasore”, quanto la paura della nostra inadeguatezza. Poi le paure si sono dissolte, come e perché non lo sappiamo dire. Possiamo dire che ci hanno aiutato alcuni punti fermi non per loro, ma per noi. Innanzi tutto abbiamo cercato di vivere la Parola di Gesù’: “Ero forestiero e mi avete ospitato. Quando lo avrete fatto, lo avete fatto a me.” E la Parola di Dio è abbondante su questo tema, già nell’Antico Testamento. Poi abbiamo lavorato tanto perché questi ragazzi non fossero mai ospiti, ma parte della comunità. I primi mesi, quando non erano ancora autonomi, le famiglie si sono coinvolte per preparare i pasti. Il momento più bello è stato alla nostra festa patronale, quando nel canto, con strumenti musicali molto artigianali, hanno raccontato il loro viaggio dal Gambia all’Italia, che è durato alcuni anni, con difficoltà che possiamo immaginare, lavorando per un anno gratuitamente, in cambio del passaggio sui barconi. Il terzo punto fermo: siamo stati attenti che nessuna parte politica mettesse la propria bandierina su questo progetto, per non essere strumentalizzati da politici a caccia di voti e consensi, anche a costo di non fare il loro dovere.

Conoscendo il progetto, tante paure passano. Questi ragazzi sono in attesa (lunga) del riconoscimento di stato di profughi, e hanno delle regole, dettate dalla prefettura, e, se non rispettano queste regole, escono dal progetto; allora si, diventano clandestini.

I nostri ragazzi trascorrono la giornata tra scuola e lavoro: italiano, mestieri ed esperienze di lavoro in aziende. Alla sera, dopo la preghiera islamica, preparano, con volontari parrocchiali, la cena per i più bisognosi in una struttura che si chiama “Cucina del parroco”. E anche si danno da fare in lavori di volontariato nel quartiere, proponendosi come uomini di pace, e con l’incontro insieme si sono superati tante difficoltà e pregiudizi.

Vi assicuriamo che gli euro destinati ai richiedenti asilo sono tutti per loro (cibo, bollette, struttura) e la nostra parrocchia non ha ricavato un centesimo, ed è tutto documentato. Quindi nessuno venga a dire che e’ un business. E’ tutto paradiso? No! Noi pensiamo che ci sia bisogno di un cambio culturale. Crediamo che oggi non abbia più senso parlare di razzismo, buonismo, integrazione (sono categorie di politici procacciatori di consenso). Prendere atto che la storia, come tante volte nei secoli passati, sta vivendo questo passaggio di migrazione; prendere coscienza che anche noi italiani siamo un insieme di popoli costruito da conquistatori,e poi purtroppo abbiamo perso un’identità’ popolare nel nome dell’individualismo, del profitto, del consumismo, del pensare solo al proprio problema,, Questo ci spinge a cambiare direzione, non solo verso gli immigrati, ma nelle relazioni tra noi italiani. Perché sarebbe inutile e ipocrita pretendere dagli altri quello che non vogliamo fare noi.

Cari Amici, con tantissimo affetto, provateci. Non abbiate paura. Se il popolo ebraico non avesse avuto il coraggio di mettere il piede nel Mar Rosso sarebbero ancora schiavi del faraone di turno. Non fatevi fregare dalla politica dei “calci in sedere”. Non vi vogliono bene.

Se volete venire da noi a conoscere la nostra esperienza, ne saremo felici. E sarà una grande festa!