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Movida, dal tribunale di Brescia la sentenza che fa tremare anche Tursi: cittadini risarciti per il chiasso in strada

Il dispositivo, che potrebbe “far giurisprudenza”, mette in allarme le amministrazioni comunali alle prese con la vita “notturna fracassona”

Genova. “Più che il dolor, potè … il denaro”. Parafrasando Dante Alighieri riassumiamo quello che potrebbe essere la svolta per la “questione Movida” che da anni occupa l’agenda politica genovese, e non solo. Arriva da Brescia, infatti, un precedente che potrebbe pesare come un macigno sulle prossime scelte amministrative legate alla vita notturna e turismo.

La notizia è di qualche giorno fa, quando il Tribunale del comune lombardo ha dato ragione a due cittadini che avevano “accusato” l’amministrazione di essere responsabile del baccano prodotto dagli avventori di locali notturni nel centro di Brescia, ordinando un risarcimento di 50 mila euro.

Il giudice ha dato ragione ai cittadini residenti ai quali sono stati riconosciuti danni biologici e patrimoniali per la movida: “A causa del rumore antropico per gli per gli schiamazzi di avventori di alcuni locali che stazionano nei pressi dei plateatici o dei locali su suolo pubblico – scrive il giudice del tribunale civile di Brescia Chiara D’Ambrosio nella sentenza di condanna per il Comune di Brescia – È innegabile che l’ente proprietario della strada da cui provengono le immissioni denunciate debba provvedere ad adottare le misure idonee a far cessare dette immissioni. Deve quindi essere ordinata al comune convenuto la cessazione immediata delle emissioni rumorose denunciate mediante l’adozione dei provvedimenti opportuni più idonei allo scopo. Vi è stata una carenza di diligenza da parte del comune convenuto”, prosegue il giudice intimando al Comune di “riportare dette immissioni entro la soglia di tollerabilità”.

Una sentenza che quindi crea un precedente “potentissimo” per chi si sente vittima della Movida del nostro centro storico: se tutti i cittadini “disturbati” portassero Tursi in tribunale, le casse del Comune sarebbero dissanguate, nel caso venisse seguita la stessa “ratio” per la sentenza.

Gli scenari non sono prevedibili, anche perché la sentenza è di primo grado, e potrebbe essere impugnata e “capovolta” nei successivi gradi di giudizio. Sicuramente, però, si apre un altro capitolo per la “querelle” che sta tenendo in scacco la politica genovese, mettendo gli uni contro gli altri abitanti, esercenti e frequentatori notturni dei “caruggi”, patrimonio dell’Umanità.