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Dopo il ricorso al tar

Ilva, Calenda furioso con Emiliano: “Trattativa sospesa”. La Fiom: “Da governatore Puglia atto irresponsabile”

Il ministro: "Se tar accogliesse ricorso gli impianti andrebbero spenti". La Cgil: "Posti di lavoro sono a rischio"

Roma. E’ furioso il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda con il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano che ha presentato ricorso al Tar contro il piano di ambientalizzazione di Taranto.

E questa mattina il ministro ha annunciato anche lo stop al negoziato tra Am Investco e i sindacati: “Ora dobbiamo attendere la decisione del Tar, che potrebbe decidere anche lo spegnimento degli impianti dell’Ilva. Speriamo che gli investitori ora non scappino”, ha detto a un convegno della Fiom.

La situazione è molto tesa. Proprio ire il viceministro Teresa Bellanova aveva annunciato che oggi sarebbero stati calendarizzati i tavoli sui singoli stabilimenti, quello per Genova per l’accordo di programma e anche quello su Taranto. Stamani Calenda nel suo lungo e irritato intervento ha ricordato per ben due volte: “Genova ha ben diritto a chiedere un tavolo separato visto che sono firmatari di un accordo di programma, ma in questa situazione non capisco il senso di fare un tavolo su Taranto tanto più se intendono far fallire la trattativa”.

Si dice che gli umori tra i vertici Am Investco siano quelli di una grande preoccupazione e gli investitori si tirino indietro è concreto. Preoccupata la Cgil e la Fiom come sottolinea da Roma lo stesso segretario genovese Bruno Manganaro: “Trovo giustissima la posizione di fiom e Cgil. Emiliano ha compiuto un atto irresponsabile perché così mette a rischio i posti di lavoro di tutti gli stabilimenti. Chiediamo al governatore della Puglia di ritirare il ricorso e al ministro Calenda di riprendere il confronto”.

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