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Gli studenti in assemblea raccontano l’alternanza: “Ore spesso inutili e progetti non valorizzati”

L'uds: "Chiediamo commissioni paritetiche, un codice etico e la garanzia della gratuita delle esperienze"

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Genova. Si sono ritrovati in piazza davanti alla Prefettura gli studenti genovesi nella seconda giornata nazionale di sciopero dell’alternanza scuola lavoro dopo quella del 13 ottobre. Sotto la pioggia in un centinaio, mentre una delegazione è salita dal viceprefetto, hanno dato vita a un’assemblea in piazza per parlare della loro esperienza di alternanza scuola lavoro e del perché chiedono di cambiarla.

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Tra i racconti dei ragazzi genovesi – almeno quelli meno timidi – le esperienze sono varie e in qualche raro caso anche positive, ma i problemi non mancano. “Quest’anno stiamo svolgendo le ore di alternanza in un centro sociale per bambini, che di per sé sarebbe un’esperienza positiva – racconta Chiara del liceo classico Colombo – se non fosse che aiutiamo i bambini con i compiti per cinque minuti e poi ci mandano a giocare a ping pong o a calcio per il resto del tempo, il che non è esattamente attinente con un liceo classico”.

Anche Giulia, compagna di scuola nello stesso liceo descrive un’esperienza  “rigida, standardizzata e poco utile” e soprattutto denuncia il fatto che questa esperienza non abbia alcun valore per l’esame di maturità che quest’anno devono affrontare: “Sono ore che da un lato vengono sottratte allo studio in un anno così cruciale ma dall’altro non vengono contate in alcun modo ai fini dell’esame di maturità e questo lo trovo vergognoso visto che quel progetto non ha nessun valore per il momento conclusivo del nostro percorso scolastico”.

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Luca concorda con le compagne: “L’anno scorso abbiamo fatto un progetto alla Berio, ma non è stato valorizzato da nessuno – racconta – siamo stati noi a dover invitare alla conclusione del progetto i nostri genitori e professori, che quasi si sono addormentati. Fatta così l’alternanza non ha alcun valore”.

La protesta è stata organizzata in tutta Italia principalmente dall’Unione degli studenti: “La ministra dopo le proteste del 13 ottobre sta preparando una carta dei diritti degli studenti in alternanza che però per noi non è sufficiente ed è stata criticata anche dal Consiglio di stato – spiega Andrea Nicolini, Uds – perché non include i punti fondamentali che abbiamo richiesto anche il 13 ottobre in tante piazze del paese”.

I punti sono diversi, ma i principali sono tre: “Anzitutto chiediamo commissioni paritetiche per permettere agli studenti di decidere i percorsi – spiega Nicolini – in secondo luogo vogliano un codice etico per impedire che si faccia alternanza in aziende che inquinano oppure che hanno relazioni con la criminalità organizzata. Infine pretendiamo garanzie circa la gratuità dell’esperienza perché non è possibile che oggi gli studenti paghino anche centinaia di euro per svolgere le proprie esperienze”.