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Lascito sociale

Genovesi “primi della classe” per i testamenti, e crescono le donazioni solidali

"Si è passati dal grande lascito della persona molto facoltosa alla cultura del piccolo lascito attraverso il quale ciascuno di noi può lasciare un segno di sé per dopo”

testamento

Genova. I genovesi hanno pochi figli ma, in compenso, fanno molto più spesso il testamento rispetto al resto d’Italia. A spiegarlo il Notaio Rosaria Bono, Referente per il Consiglio Notarile di Genova che, a margine della mostra “io qui sottoscritto” che espone le ultime volontà dei personaggi famosi, fa il punto sulla situazione.

“La nostra possiamo dire che è una regione che fa pochi figli e fa molti testamenti – spiega – e dove abbiamo una cultura tradizionale del lascito, che ha avuto grandi benefattori a Genova e i grandi lasciti che tutti noi conosciamo”. Tra questi, solo per fare un esempio tra quelli esposti a Palazzo Ducale, l’immenso patrimonio lasciato alla città dalla Duchessa di Galliera, o da Giuseppe Verdi, che ha donato molte risorse alla nostra città.

Una tradizione che, negli ultimi anni, ha avuto un forte incremento visto che, anche in Italia, si sta espandendo in Italia la cultura del lascito solidale anche nelle fasce meno abbienti. Secondo una ricerca, infatti, il 14% dei nostri connazionali ha già fatto o intende fare un lascito solidale mentre, appena 4 anni fa erano il 9% (registrando un aumento, quindi, del 55%).

In particolare oltre una persona (o una coppia) senza figli su 4 (27%) è orientata a lasciare parte del proprio patrimonio a una o più associazioni nel proprio testamento. E sebbene risulti in diminuzione di 4 punti percentuali il numero degli Italiani che dichiarano di aver donato una somma di denaro in beneficenza negli ultimi due anni, fra gli stessi donatori è invece cresciuta la conoscenza dei lasciti testamentari, una opportunità nota oggi a quasi 7 italiani su 10.

“In questi ultimi anni noi notai abbiamo visto una crescita che corrisponde a un cambio di cultura. Si è, infatti, passati dal grande lascito della persona molto facoltosa – spiega Bono – alla cultura del piccolo lascito attraverso il quale ciascuno di noi può lasciare un segno di sé per dopo”. E anche se in Italia c’è una sorta di scaramanzia, forse di paura di contrastare i propri parenti, tra chi sceglie di fare testamento c’è sempre il desiderio di destinare un lascito a una o più realtà benefiche.

“Sono lasciti anche piccolini, non necessariamente palazzi e grandi patrimoni – spiega – che vengono lasciati per una finalità particolare in base a quelle che sono le inclinazioni della persona. C’è chi lascia alla ricerca scientifica oppure a un’associazione con cui è entrato in contatto , perché magari è affetta da una malattia o, ancora, chi vuole pensare ai bambini. Tutti, però, iniziano a voler inserire nel proprio testamento un pensiero per gli altri”.

A fare questa scelta intellettuali come De Luca, Gaber, Montale, Mainardi e Bianchi, che hanno contribuito a tramandare nella nostra cultura il significato del dono, un gesto di generosità e altruismo. Il Notariato, inoltre, collabora con il Comitato Testamento Solidale – 19 grandi organizzazioni del non profit – per fornire informazione sui lasciti al terzo settore. “Forse forse ci stiamo appropriando dell’idea che il mondo è un po’ di tutti noi – conclude Bono – e che tutti abbiamo dei doveri nei confronti della collettività”.