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“Caro forestiero ti scrivo..”: dal “ciocco” al Mugugno, ecco perché il genovese è “atipico”

La lettera del Mugugno Genovese “per spiegare una volta per tutte come ragioniamo, com'è fatta la nostra ironia e come vediamo le cose d'ogni giorno”

Bruco, il degrado del fratello minore

Genova. Genovesi (ma anche liguri) inversi, pronti sempre a lamentarsi, a vedere il bicchiere mezzo vuoto?

Il proverbiale “mugugno” genovese, croce di chi non lo è, e “delizia” di chi invece in Liguria ci è nato, in realtà, è una tecnica di sopravvivenza per “abbassare lo scciupon de fotta al di sotto del livello minimo del Ciocco”.

Parola e metafora del “Il Mugugno Genovese”, (e chi se no?) celebre pagina Facebook, creata dal genovese Gabriele Rastaldo, che ha all’attivo quasi 80 mila likes in costante crescita.

In una splendida domenica di tramontana, immortalata nei social con tramonti dai colori mozzafiato, il Mugugno ha preso “carta e penna” (o meglio, tastiera) e ha scritto una lettera. Destinatario: il forestiero, celebre creatura ormai mitologica, oggetto di scherno del genovese geloso (e orgoglioso) della sua terra e delle sue tradizioni, mugugno compreso. “Per spiegare una volta per tutte come ragioniamo, com’è fatta la nostra ironia e come vediamo le cose d’ogni giorno”.

Innanzi tutto, un excursus geo-antropologico: se siamo fatti così, “atipici”, è perché “siamo quelli più a sud del Nord, abbiamo il mare ma siamo isolati dalle montagne. In due parole: non abbiamo vicini di casa, “se non cinghiali e bricchi”. Però c’è il porto, “che ha creato la nostra lingua” e integrato “infinite culture”.

Poi sgomberare il campo dalla diceria nazional popolare che dipinge i genovesi come tirchi. “No siamo persimoniosi”, ribadisce il Mugugno, sottolineando che “Il genovese il caffè te lo offre” (basta che non diventi un’abitudine).

Scontrosi e negativi? “Sni, diciamo che non ci facciamo facilmente entusiasmare”. Ma la spiegazione è ben più articolata e ricca di sfumature, riportate accuratamente nella lettera del Mugugno ( qui ), da condividere e far leggere, magari, al nostro amico foresto.

Non resta che andare sul post Facebook del Mugugno e dare il via ai commenti, senza dimenticare, naturalmente, l’apposito hashtag del Mugugno: “ho la #sogliaminimadelciocco”.

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