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Aumento di capitale Carige, in picchiata i diritti d’opzione degli azionisti e domani il Cda sulla cessione di Creditis

Valore più che dimezzato: i clienti hanno diritto a esercitarli o a cederli entro domani

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Milano. Crollano i diritti di opzione dell’aumento di capitale di Banca Carige a Piazza Affari. I titoli, che danno diritto a sottoscrivere le nuove azioni della ricapitalizzazione da 500 milioni dell’istituto ligure, hanno chiuso in calo del 61,05% a 0,0148 euro. In affanno anche le azioni (-2,83% a 0,0103 euro), che si avvicinano al prezzo di emissione (1 centesimo) delle nuove azioni.

Il calendario dell’aumento contenuto nel prospetto prevede che i diritti possano essere negoziati fino a giovedì 30 novembre, ma i clienti di Banca Carige dovranno dare disposizioni entro domani all’istituto per il loro esercizio. In caso contrario i diritti verranno venduti in Borsa attraverso l’asta dell’inoptato, che proseguirà fino al 6 dicembre.

In queste ore i titoli e i diritti di Carige sono stati però anche oggetto di speculazioni tutto sommato prevedibili. Essendo l’aumento di capitale al 20% attuato con short-selling, cioé di vendite allo scoperto, alcuni investitori come Intermonte (3,48%), Mediobanca (3,69%) e Polygon Global Partners (2,58%) hanno acquistato i diritti di opzione esercitandoli e vendendo contemporaneamente le azioni sottoscritte, con l’obiettivo di realizzare un margine tra prezzo di acquisto e di vendita.

Queste operazioni sono state rese possibili dalla modalità “rolling” dell’aumento di capitale Carige, che permette agli investitori di entrare in possesso immediatamente delle azioni senza attendere la fine dell’aumento. Una modalità quasi inedita, decisa da Consob alla luce della natura iperdiluitiva dell’aumento.

Fissato per domani il cda di Carige che dovrà decidere se concedere un’esclusiva a un fondo internazionale per negoziare la cessione di Creditis, la società di credito al consumo di Carige che dovranno essere vendute entro il 6 dicembre. In caso contrario potrebbe saltare l’impegno del fondo a farsi carico fino a 50 milioni di euro di inoptato, con il rischio di mettere a repentaglio la tenuta del consorzio di garanzia dell’aumento.