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Il messaggio

Da Villa Ines a Struppa a Multedo, lettera dei cittadini della Val Bisagno: “I migranti non rappresentano un pericolo”

Il racconto di iniziative di volontariato e recupero del territorio portate avanti spalla a spalla con i giovani stranieri, a firmare la lettera il gruppo Val Bisagno Insieme

Migranti a Villa Ines, protesta e contro protesta

Genova. Quello che sta accadendo a Multedo, con l’arrivo di alcuni richiedenti asilo in una struttura gestita dalla Curia, è accaduto – in maniera molto simile – a Struppa, appena pochi mesi fa. Anche in quel caso si parlava di una cinquantina di migranti. Anche in quel caso il centro di accoglienza era realizzato in un’area collinare, pedonale, tra crose e villette. Anche in quel caso prendeva il posto di un’altra struttura legata al terzo settore, un centro per minorenni con problemi psichici, trasferiti altrove.

Era sorto un comitato, erano state organizzate manifestazioni (nella foto) contro la Prefettura, contro la Chiesa, contro le istituzioni che non avevano fatto nulla per impedire l’apertura del centro. Ma nel giro di pochi mesi le cose sono cambiate. E oggi, dalla Valbisagno, alcuni cittadini scrivono una lettera a quelli di Multedo.

“Negli ultimi mesi abbiamo maturato una piccola esperienza nel gestire quello che all’inizio era parso, anche ai nostri concittadini della Val Bisagno, come un disagio – si legge – a Villa Ines, nei pressi di via Lucarno, sono stati inseriti dei richiedenti asilo senza sentire la popolazione. Il disagio non è mancato, specie per la scarsa comunicazione interistituzionale che si crea – forse dolosamente, per evitare imboscate – in queste circostanze. Ma a quasi 10 mesi dall’avvio di quel centro di accoglienza, non ci sono episodi di tensione né di difficile convivenza con quel territorio, che pur presenta le sue fragilità, e che forse non è il più adatto ad accogliere”.

villa ines struppa

“Basti pensare che i ragazzi di Villa Ines – continuano i cittadini di Val Bisagno Insieme, un progetto politico nato per le ultime elezioni amministrative e che ha portato alla nomina di Roberto D’Avolio come presidente del municipio – lavorano alla vigna di Coronata, per riqualificare una delle poche uve DOP del comune di Genova. Ed è nel racconto di questo piccolo fatto che vorremmo che vedeste tutte le potenzialità e le difficoltà di queste situazioni. Che i richiedenti asilo attraversino il mondo per lavorare a un vitigno autoctono genovese caduto in disuso, è commovente. Ci racconta una storia in cui l’identità risorge come l’araba fenice da un incontro di culture lontane tra loro, creando un legame che vorremmo fosse indissolubile. D’altro canto, che dei ragazzi che devono lavorare a Coronata, sulle colline della Val Polcevera, risiedano ai margini della Val Bisagno, è abbastanza sciocco, se si pensa alle difficoltà nel trasporto pubblico che inevitabilmente hanno e che noi, abitanti della valle, conosciamo bene”.

“La nostra piccola esperienza ci dice che i richiedenti asilo non rappresentano alcun pericolo per le comunità che li ospitano – si legge ancora – e ci dice altrettanto che però questo lavoro di assegnazione, potrebbe essere fatto molto meglio di come è fatto oggi, pensando a progetti che coinvolgano la cittadinanza attraverso le associazioni del territorio. I nostri anziani, che la guerra l’hanno conosciuta, si rispecchiano nelle storie di questi ragazzi, e l’unica cosa che bisogna fare è lasciare che si incontrino e si parlino. Sta a noi facilitare questa operazione, a noi che conosciamo nei dettagli l’anima dei nostri territori”.

I cittadini di Val Bisagno insieme raccontano la possibilità di portare avanti un esperimento di integrazione: “se tutto va bene riusciremo a fare volontariato spalla a spalla con i ragazzi di Villa Ines, sul monumento simbolo e spina dorsale identitaria della Val Bisagno: l’acquedotto storico. Gli mostreremo le nostre bellezze, le nostre colline, la nostra storia. Gli racconteremo di quando anche in Italia l’acqua potabile a casa era un miraggio, e quanto abbiamo dovuto lottare perché diventasse un diritto. Scopriremo insieme quanto i nostri bisogni si assomigliano. Ci vogliamo rivolgere alla Multedo solidale: siamo con voi, contate su di noi”.

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