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Viaggio nell’Italia che ha già dedicato una via a Quattrocchi: da nord a sud tra periferie e parchi a tema fotogallery

All'indomani del voto a Tursi della mozione per l'intitolazione di una via genovese al contractor ucciso da Al Qaeda

Genova. Il consiglio comunale genovese ha deciso che, presto, in città ci sarà una via, una piazza, una scalinata – come proposto da Alternativa Tricolore nel 2015 – che porterà il nome di Fabrizio Quattrocchi, il professionista di sicurezza privata morto in Iraq il 14 aprile del 2004, ucciso dalle Falangi verdi di Maometto, una formazione legata ad Al Qaeda.

Il voto della mozione, sostenuto dalla maggioranza di centrodestra, è l’ennesimo – questa volta riuscito – tentativo di avviare una procedura toponomastica che potrebbe avere finalmente esito. La mozione è stata presentata da Alberto Campanella, Fratelli d’Italia, per la seconda volta nel giro di qualche settimana. La prima erano assenti, per ferie, troppi consiglieri di maggioranza e il documento non era passato. Non era passato neppure nel 2006 quando il sindaco era Giuseppe Pericu.

Dal 2004 a oggi sono molte le amministrazioni, un po’ in tutta Italia, che si sono scornate sull’opportunità o meno di dedicare una via. In Liguria ce l’ha fatta, in parte, soltanto Brugnato (La Spezia), dove nel 2006 il sindaco Galante riuscì a far “dedicare” – con un voto unanime del suo consiglio – un ponte di nuova costruzione al “contractor”.

Ci hanno provato, senza esito, città come Rimini, Reggio Emilia, Trieste, Senigallia, e altre. Tutte località dove il tema diventò – come a Genova – un caso di cronaca. Ci hanno provato, riuscendoci e senza clamori, altri Comuni, alcuni molto piccoli, dove oggi esiste una “via Quattrocchi”.

La mappa. Il viaggio attraverso l’Italia che intitola strade a Fabrizio Quattrocchi non è, tuttavia, molto interessante dal punto di vista turistico. Le vie intitolate – quasi tutte attorno al 2006 oppure in occasione del decennale della morte, nel 2014 e tutte da amministrazioni di centrodestra – si trovano in quartieri periferici – come a Milano (Lampugnano, tra San Siro e Quarto Oggiaro) – in sobborghi residenziali senza personalità (Rivolta d’Adda, Cremona), in aperta campagna (Ogliastro, Salerno o Sacrofano, Roma), in mezzo a distese di magazzini (Santa Maria degli Angeli, Perugia) o vicini a qualche outlet (Colleferro, Roma).

Soltanto a Giarre, in provincia di Catania, o a Gela (Caltanissetta) le vie dedicate a Fabrizio Quattrocchi si trovano in un centro storico, anche se sono comunque strade piuttosto secondarie. Non è un caso, forse. Perché il contractor genovese ucciso in Iraq, in realtà, non era genovese. Era nato in Sicilia, a Catania, nel 1968. Aveva vissuto a lungo nel capoluogo ligure, però, dove è infatti sepolto al cimitero Monumentale di Staglieno.

via quattrocchi

Il caso toscano. Una delle dediche più eclatanti a Fabrizio Quattrocchi è senza dubbio quella di una statua in marmo fatta erigere dal sindaco di Vagli (Lucca), Mario Puglia. La statua di Quattrocchi, insieme a quelle di altri personaggi di attualità – tra cui I due marò, Schettino e De Falco e presto anche Donald Trump – si trova in un parco chiamato Dell’onore e del Disonore, vicino a un lago, tra le Alpi Apuane. Il sindaco di Vagli ha fatto parte, in passato, di Gladio un’organizzazione paramilitare attiva in Italia negli anni Cinquanta in funzione antisovietica e i cui profili restano ancora oggi nell’ombra.