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Caserma di Bolzaneto, la Corte europea di Strasburgo condanna l’Italia: “Fu tortura”

Per i giudici di Strasburgo a Bolzaneto fu tortura: risarcimenti compresi tra 10 e 85 mila euro.

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Genova. La Corte europea per i diritti dell’uomo ha condannato lo Stato italiano per le violenze avvenute all’interno della caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova del 2001. La sentenza stabilisce che l’Italia ha violato l’art.3 della convenzione europea dei diritti umani, vale a dire il “divieto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti”.

Il ricorso era stato presentato da 59 manifestanti (inizialmente erano 65 ma alcuni di loro avevano accettato la transazione di 45 mila euro con lo Stato italiano). Come nel caso della scuola Diaz, dove l’Italia è stata condannata in due distinti pronunciamenti della Corte di Strasburgo, alla base delle richieste di risarcimento c’è la mancata effettività della condanna (in questo caso i reati sono caduti quasi tutti in prescrizione), l’assenza di sanzioni disciplinari (nessuno degli imputati è stato sospeso dal servizio) e la mancata introduzione del reato di tortura a cui l’Italia ha rimediato solo pochi mesi fa.

La Corte – si legge nella sentenza appena pubblicata – che già nella sentenza sulla Diaz ‘Cestaro contro Italia’ aveva sottolineato l’inadeguatezza della legislazione penale nazionale di fronte a questo tipo di reati e aveva invitato l’Italia a “se munir des outils juridiques aptes à sanctionner de manière adéquate les responsables d’actes de torture pu de mauvais traitements et à empêcher que ceux-ci puissent bénéficier de la prescription ou de la remise de peine“ prende atto dell’entrata in vigore il 18 luglio di una nuova legge sulla tortura nell’ordinamento interno.

Diverse le entità dei risarcimenti, ma nella maggior parte dei casi più alti di quelli della Diaz e compresi tra 40 e 85 mila euro. Il risarcimento più alto quello stabilito per Giuseppe Azzolina a cui l’agente di polizia Massimo Pigozzi aprì letteralmente una mano.

I fatti

La caserma, normalmente sede del VI reparto mobile, venne per l’occasione trasformata in carcere temporaneo dove venivano trattenuti e smistati i fermati durante le manifestazioni del G8. In tutto per Bolzaneto transitarono 250 persone, molte delle quali subirono violenze, minacce e soprusi di ogni tipo. Sputi, insulti, ceffoni, calci, costretti a stare per ore in piedi o a cantare filastrocche inneggianti al fascismo. Come ha scritto in sentenza la Corte di cassazione ai fermati “furono negati cibo e acqua”, “fu vietato loro anche di andare in bagno e dovettero urinarsi addosso”.

Quarantaquattro gli imputati tra carabinieri, poliziotti, agenti di custodia e medici e solo quattro assoluzioni mentre per tutto o quasi già in corte di appello era arrivata la prescrizione. L’inchiesta era stata portata avanti dai pubblici ministeri Vittorio Ranieri Miniati e Patrizia Petruzziello.

La Cassazione aveva descritto i comportamenti inaccettabili di chi aveva il comando e non ha mosso un dito per fermare le violenze sui no global: “E’ fin troppo evidente che la condotta richiesta dei comandanti dei sottogruppi consisteva nel vietare al personale dipendente il compimento di atti la cui illiceità era manifesta: ciò non significa attribuire agli imputati una responsabilità oggettiva, ma soltanto dare applicazione” alla norma che regola “la posizione di garanzia da essi rivestita in virtù della supremazia gerarchica sugli agenti al loro comando”. Erano poi “ingiustificate” le vessazioni ai danni dei fermati “non necessitate dai comportamenti di costoro e riferibili piuttosto alle condizioni e alle caratteristiche delle persone arrestate, tutte appartenenti all’area dei no global”, scrivevano gli Ermellini nel 2013 parlando senza mezzi termini di violenze come “mero pretesto, un’occasione per dare sfogo all’impulso criminale“.

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