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Torture a Bolzaneto, il procuratore aggiunto Miniati: “Soprusi e violenze che ricordano i lager”

Il magistrato che condusse l'inchiesta sulle violenze nella caserma: "Abusi sistematici"

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Genova. Genova. “Un canovaccio di soprusi che ricorda quello dei lager nazisti, seppur l’intensità e la gravità non siano paragonabili”. Il procuratore aggiunto Vittorio Ranieri Miniati che condusse l’inchiesta sui fatti di Bolzaneto insieme alla collega Patrizia Petruzziello usa un’immagine forte per ripercorrere le violenze fisiche e morali che dovettero subire i manifestanti trasferiti in quello che nei giorni del vertice del G8 del 2001 fu una sorta di carcere temporaneo e che oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha definito tortura.

“Le lunghe attese in fila per fare qualsiasi cosa, gli insulti continui, il freddo, la privazione dell’acqua e del sonno non si discostano molto dai ricordi dei sopravvissuti ai campi di sterminio” ha detto Miniati. La sistematicità degli abusi oltre che la loro durata, inoltre, spiega l’entità dei risarcimenti previsti dai giudici di Strasburgo per i 59 ricorrenti, che sono quasi il doppio di quanto stabilito dalla stessa Corte che aveva condannato l’Italia il pestaggio all’interno della scuola Diaz. “A Bolzaneto i manifestanti rimasero a lungo – ha spiegato il pm – in media uno o due giorni e i trattamenti inumani e degradanti si sono ripetuti in maniera sistematica quasi ci fosse un protocollo, dalle frasi antisemite a quelle che inneggiavano a fascismo e nazismo, dal dover stare in piedi per ore in posizioni scomode agli insulti continui”.

Per Miniati “quello che è accaduto a Bolzaneto è molto grave anche se ci auguriamo stato solo una brutta parentesi”. Il magistrato si è detto poi soddisfatto dal fatto che “per il riconoscimento da parte della Corte del lavoro fatto dalla procura e dalla magistratura nella contestazione corretta dei trattamenti inumani e degradanti”