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La storia

A Palazzo Ducale la mostra di Raimondo La Magna, il pittore che dipingeva solo per se stesso

Dal 28 ottobre al 12 novembre nella Sala Liguria, l'ingresso è gratuito

raimondo la magna

Genova. Raimondo La Magna (Genova, 17/9/1936 – 19/9/2016) ha dipinto per tutta la vita. L’arte è stata la sua attività principale e quasi esclusiva. Però non voleva vendere i suoi quadri né esporli. Lo ha fatto solo qualche volta, convinto dagli amici o da situazioni avvertite come particolarmente libere e sincere. Il rapporto fra la passione totale e la discrezione, se non la gelosia verso gli occhi degli altri, è un enigma, un rebus, un rovello che diventa spinoso se ci si avvicina alla vita di Raimondo La Magna guardando le sue opere.

Quando lo storico e critico d’arte Luciano Caprile le ha viste la prima volta non ha esitato e definirlo una scoperta, sottolineando con questa parola il senso di una produzione dal valore importante e ignoto.
A un anno dalla morte l’associazione Anziani Oggi – Argento Vivo ha deciso di promuovere la prima vera personale di La Magna, affidandone la cura a Caprile e la realizzazione in tutte le sue fasi all’agenzia M&R Comunicazione di Genova.

L’esposizione Raimondo La Magna: una scoperta ha ottenuto il patrocinio del Comune di Genova e dell’Assemblea Regionale della Liguria. Si potrà visitare nella Sala Liguria di Palazzo Ducale dal 28 ottobre al 12 novembre 2017 (ingresso libero). L’orario di apertura è dalle 9 alle 19 tutti i giorni della settimana, fatta eccezione per il venerdì quando si estende dalle 9 alle 21. Il catalogo è edito da M&R Comunicazione ed è in vendita a 18 euro (prezzo speciale per la mostra 15 euro).

La mostra comprende una trentina di opere eseguite dal 1980 al 2003. I soggetti sono nature morte, interni con figure, il porto di Genova con i cargo e i container, maschere, una Faggeta ligure, uomini e donne dagli sguardi cauti e sospettosi, dalle dita annodate o disperatamente aperte, dai corpi sopravvissuti a chissà quali intime battaglie. Qualche risposta si trova nelle poesie di La Magna, quando parla di “agonia di luce”, “perpetua danza del divenire”, “fame di sole”, “aridi arbusti / le scarne mani / in raccolto letargo”. I dipinti sono ottenuti utilizzando tecniche diverse, spesso compresenti. Olio, matita, encausto: come un alchimista La Magna riesce a fare convivere olii, tempere e acrilici. Anche se aveva frequentato l’Accademia Ligustica di Belle Arti, si definiva autodidatta. Adorava sperimentare gli usi pittorici del passato nella fabbrica dei colori, che produceva lui stesso leggendo le spiegazioni degli antichi. Provava e riprovava, impietoso in primo luogo verso se stesso, tanto da buttare nella spazzatura opere che magari poi venivano trovate per caso dai familiari increduli.

Non deve essere stato facile vivere con lui, ma non deve essere neppure essere stato facile per Raimondo accettare la sua famiglia originaria. Il suo tormento, infatti, viene da lontano. Nel 1939, quando ha 3 anni, il padre Giovanni muore e la madre non riesce più a gestire i tre figli da sola. Per questo Raimondo viene trasferito presso l’Istituto delle Suore Francescane Minime del Sacro Cuore di Poggio a Caiano, oggi in provincia di Prato. Si trova lì quando scoppia la seconda guerra mondiale. Durante i bombardamenti le suore del collegio portano i bambini nei fondi dell’adiacente Villa Medicea, di cui i piccoli hanno imparato a riprodurre gli affreschi. Inizia con questi disegni l’apprendistato di La Magna, che in quel periodo incontra Ardengo Soffici.

Alla fine della guerra le suore cercano i familiari di Raimondo ancora in vita. Torna a Genova spinto da legami biologici che corrispondono solo a un’estraneità dolorosa. Scappa spesso. Da scuola, da casa, da chi gli impone qualcosa. Finché grazie all’interessamento di una sorella, entra ai grandi magazzini La Rinascente prima come magazziniere, poi vetrinista e cartellonista. In quell’ambiente incontra un altro pittore in grado di riconoscere il suo talento, Ardingo Giurfa, che lo incoraggia a disegnare e dipingere. Apre uno studio in via Luccoli, poi in via dei Giustiniani, ma soprattutto lavora a casa, in salita Inferiore Sant’Anna.

Tra una difficoltà economica e l’altra, nel 1990 tiene un corso di disegno e pittura presso l’associazione Anziani Oggi – Argento Vivo con sede a Villa Piaggio. È l’inizio di un’attività felice e proficua. Insegnare gli piace. Presto gli allievi provano per lui la riconoscenza che si deve ai maestri. Gli restano fedeli per sempre, anche dopo la sua morte. Da loro parte infatti la spinta verso questa mostra personale, sfida raccolta da alcuni dei familiari travolti dalla grandezza di un uomo di cui per tanto tempo hanno subito il fascino (spesso letto negli occhi degli amici, che non smettevano di ascoltarlo) e sopportato gli eccessi. Un uomo sorprendente che ha trasferito nelle immagini e nelle parole poetiche l’esperienza di una vita dura, messa in relazione con una spiritualità raffinata e profonda come la sua cultura, osservata con uno sguardo così lucido da diventare impietoso come qualunque dolore inevitabile. Una riflessione senza pace, un testamento ai posteri cui vale la pena avvicinarsi per incontrare Raimondo La Magna anche se lui non ne sentiva il bisogno.