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Troppi nodi

Ilva, oggi il tavolo a Roma. Ma la trattativa rischia di impantanarsi nelle incertezze

AncelorMittal attende il verdetto dell’Antitrust, e da Roma arrivano voci di un possibile rinvio della pratica al dopo elezioni. Ma servono soldi

Il corteo dei metacolmeccanici

Genova. Sarà, a meno di sorprese, un tavolo interlocutorio se non del tutto inutile quello che oggi a Roma dovrebbe aprire il confronto da AncelorMittal e i sindacati sul piano industriale di Ilva e sugli esuberi (4 mila di cui 600 a Genova). Non è certo che il ministro Carlo Calenda partecipi al tavolo e non è chiaro se Mittal, in attesa del responso dell’Antitrust che dovrebbe arrivare il 13 novembre, svelerà ulteriormente le sue carte dopo la lettera del 6 ottobre che – e forse questo è l’unico dato – resta la ‘base’ da cui dovrebbe partire la trattativa visto che è citata nella convocazione del tavolo di domani.

Il primo nodo è quello dell’Antitrust europeo che dovrà pronunciarsi sull’eccessiva concentrazione di quote di mercato europeo da parte del gruppo franco-indiano dopo l’acquisizione dell’Ilva e potrebbe chiedere la cessione di uno o più asset per riequilibrare la situazione. Forti pressioni in questo senso sono esercitate in questo senso da Thyssen-Krupp e l’indiana Tata, i principali concorrenti di Mittal.

La commissione può annullare l’operazione con o senza condizioni, oppure aprire un’inchiesta. Ma non si sa quale asset nel caso cederà Mittal se si vedesse costretto a ridimensionare la produzione in Europa. L’acquisizione di Ilva potrebbe in questo caso diventare anti-economica? Neppure questo è escluso.

Anche i sindacati tedeschi di IG Metall sono preoccupati perché sembra che AncelorMittal potrebbe ridurre gli investimenti in Germania per gestire lo stabilimento di Taranto.

Non sembra destinata ad andare a buon fine inoltre l’ipotesi di un ingresso di Cdp (cassa depositi e prestiti) nella cordata al fine di ‘controllare’ soprattutto la questione occupazionale.

Così il dossier Ilva, dopo l’accelerata che sembrava aver preso a inizio mese, ora rischia di impantanarsi. C’è chi, in ambienti PD, comincia addirittura a ventilare che la partita alla fine la giocherà il prossimo governo. Con 4 mila esuberi e le elezioni in ballo, in effetti, qualcuno nel partito di Renzi, vorrebbe evitare di andare all’ennesimo scontro con il mondo del lavoro. Ma se davvero fosse così, il Governo dovrebbe fare un nuovo decreto che riempire le casse della gestione commissariale (al momento il funzionamento degli impianti e il regolare pagamento degli stipendi è garantito fino a dicembre).

“Quel che è certo – commenta il segretario della Fiom – è che la Fiom genovese domani non sarà a Roma per un incontro da cui sinceramente mi aspetto pochissimo e che un minuto dopo ribadiremo anche attraverso le istituzioni locali la richiesta di un incontro su Genova. E se non arriverà torneremo in piazza”.

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