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Ilva, AncelorMittal conferma esuberi, la Fiom genovese: “Accordo di programma non rispettato. Si torna in piazza”

Salari parzialmente salvi, ma il tutto andrà contrattato. Landini (Cgil): “Così non va"

Genova. Arcelor Mittal ha confermato al tavolo sull’Ilva, terminato intorno a mezzogiorno al ministero dello Sviluppo economico, l’impegno all’assunzione di 10mila lavoratori nonché l’impegno a riconoscere i livelli salariali attuali. Lo ha riferito il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda secondo cui ora “il tavolo si può aprire”.

Ovviamente non la vedono allo stesso modo la Cgil e la Fiom: “Lo diciamo con chiarezza al Governo, ai commissari e a Mittal: così non va bene. Si ritiri il contenuto della procedura e si avvii un confronto vero che coinvolga tutti i soggetti interessati, comprese le confederazioni e le istituzioni regionali e territoriali” dichiara il segretario confederale della Cgil Maurizio Landini in merito all’incontro con Fim, Fiom e Uilm di questa mattina.

“Il tavolo di oggi riparte dalla procedura articolo 47 sospesa lo scorso 9 ottobre, i cui contenuti erano stati giudicati, anche dal Ministro Calenda, non accettabili. Come dichiarato sia da Cgil, Cisl, Uil confederali sia dalle categorie interessate – ricorda Landini – la condizione per poter svolgere un vero e libero negoziato è che i contenuti di quella procedura siano ritirati”.

“Se qualcuno pensa che il ruolo delle organizzazioni sindacali sia quello di certificare impegni assunti tra Governo e Mittal, è fuori strada”, avvisa Landini. “Una vicenda così importante – conclude – ha bisogno di chiarezza, trasparenza e coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, nel rispetto dei ruoli e nell’interesse di tutti i lavoratori le lavoratrici coinvolti”.

Da Genova la Fiom – che non è andata all’incontro ma ha avuto le informazioni tecniche dal segretario nazionale Rosario Rappa – è ancora più dura: “Il giudizio è negativo – dice il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro – non si sono fatti passi avanti perché gli esuberi restano e sulla questione di salari, Jobs act e diritti si dice che si vuole discutere partendo dai livelli attuali ma non si sa come risolvere i problemi. L’azienda, inoltre, ha ribadito che i lavoratori potranno veder tutelata l’anzianità ma intanto devono licenziarsi e farsi riassumere. Dicono che lo vuole l’Europa ma in realtà si vuole solo fare ciò che vuole Mittal”.

Intanto su Genova resta il silenzio. Calenda ha già convocato due nuovi incontri il 9 e il 14 ottobre rispettivamente sul piano industriale e su quello ambientale ma nessuno sull’accordo di programma: “Non solo l’accordo di programma non viene rispettato – dice Manganaro – ma nemmeno ci è arrivata una convocazione. Per questo nei prossimi giorni Genova tornerà in piazza”.

Più conciliante Antoio Apa della Uilm: “La società ha messo da parte l’art. 47 dichiarando che ai lavoratori gli verranno riconosciuti gli attuali livelli retributivi riferiti all’anzianità, a quelli fissi e variabili legati agli indicatori industriali, altresì viene riconosciuta l’applicazione dell’art. 18”. Per quanto riguarda gli esuberi “la Uilm ha sostenuto che non esistono eccedenti e che tutti i lavoratori devono essere dipendenti Mittal e dimostreremo nei confronti programmati l’incongruità del piano industriale rispetto agli organici reparto per reparto. Su Genova abbiamo rimarcato l’attuazione del’Accordo di Programma e l’uso delle aree in termini industriali. Se son rose fioriranno e questo lo vedremo negli incontri successivi”.

Intanto giovedì pomeriggio i sindacati si ritroveranno in assemblea alle 15 nella sede della Fiom in via San Giovanni D’Acri per decidere come proseguire la vertenza. La linea della Fiom è piuttosto chiara, da vedere se sarà condivisa anche dalle altre sigle.
“La Fiom di Genova non accetta discussioni che non siano il rispetto del accordo di programma
– si legge in una nota – nessun esubero, nessun taglio salari – da lunedì inviteremo la gente a scioperare per chiamare tutti i firmatari accordo di programma. Se fim e uilm escono da questo percorso lo dicano chiaramente. Abbiamo già il nostro piano industriale, i nostri diritti- scritti a chiare lettere nel accordo di programma. Non permetteremo che dei burocrati sindacali se lo facciano sfilare”.