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Non tutti sanno che

Genova e la sua tirchieria “memorabile”: tra stereotipi e storia, vince l’ironia

commenti memorabili

Genova. Quasi trentamila likes e diverse migliaia di condivisioni. Tanto ha fatto un post di “Commenti Memorabili“, la celebre e seguitissima pagina Facebook, che ha come protagoniste Genova e la sua proverbiale tirchieria.

E’ bastata infatti la foto di un’auto con un carrello incastrato nel portabagagli e il sottotitolo “Quando ad un genovese gli si incastrano i soldi nel carrello” a scatenare l’ilarità collettiva della rete e sì, anche degli stessi genovesi.

Ormai abituati alla diceria che li vuole “parsimoniosi” agli occhi del mondo (e non propriamente tirchi, ndr), gli abitanti della Superba sono però pronti a difendere lo stereotipo che li ha resi famosi, con altrettanta ironia. Il commento memorabile (da qui la pagina), non a caso, è di Antonio: “Da buon genovese posso dire, in mostra difesa, che tutti questi pregiudizi sono da considerarsi più che veritieri. Solo che di carrelli ne avrei presi due”.
Ma è uno dei tanti. Primeggia innanzi tutto una verità: “Non è un vero genovese! – scrive Roberto –
Nessuno qui mette monetine da un euro nel carrello per paura di perderle. Di solito ci mettiamo una rondella del 12 così diamo sfogo anche alla nostra arte del “tappullo”.

Con varianti come: “Secondo voi chi ha inventato i gettoni per il carrello?”. E “Belin, siete dei principianti. Un genovese usa il gettone, non fa sostare le proprie palanche in nessun altro posto che non sia di sua esclusiva proprietà, che sennò poi si consumano”.

O le diverse strategie come spiega Chiara “io prendo direttamente il cestino per non rischiare di rimetterci la moneta…” che poi, però,aggiunge “Non genovesi, si scherza eh, sia chiaro! abbiamo fama di tirchi è poco ospitali, ma non è vero!”. Enrico aggiunge sardonico che “Noi genovesi al supermercato realizziamo tali calcoli per acquistare i prodotti più al risparmio che in confronto la teoria della relatività di Einstein è un esercizio da prima elementare”.

E poi via alle battute del caso: “Se vogliamo dirla tutta sui Genovesi, si portano anche lo shampoo in tasca… Metti che piova” . Ma anche “Si narra che a Genova per risparmiare il marmo, la foto sulla lapide e il portafiori …tumulano direttamente il defunto con la testa e il braccio di fuori”. Per poi arrivare a alle leggende metropolitane: “Una volta mio zio (genovese) mise in punizione mio cugino per tre mesi, solo perché non aveva preso il centesimo per terra all’iper”.

Ma qual è l’origine della nomea di tirchi? La credenza affonda le sue origini nella storia, nell’antico passato glorioso della Superba.

Nel sedicesimo secolo, la ricchezza della città era infatti principalmente legata all’attività bancaria (di qui il detto “l’oro nasce nel Nuovo Mondo ma viene sepolto a Genova”) . Quando poi nel 1585 scoppiò la guerra tra gli inglesi di Sir Francis Drake e gli spagnoli, Genova si schierò con i secondi, finanziando in parte proprio la costruzione dell’Invincibile Armada. Un episodio fondamentale nella storia della città e dei suoi abitanti. La Spagna, è noto, perse e Genova, dopo agi e ricchezza, iniziò a vivere un inesorabile declino. I genovesi sarebbero così diventati diffidenti nei confronti dei “furesti” e particolarmente attenti alle spese, acuendo così l’attaccatura al denaro.

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