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Decapitò lo zio nei boschi di Craviasco, 30 anni per Claudio Borgarelli

Il pm aveva chiesto l'ergastolo nonostante l'abbreviato

Genova. Il gup Maria Teresa Rubini ha condannato a 30 anni di reclusione Claudio Borgarelli, l’ex infermiere del San Martino che l’11 ottobre scorso uccise e decapitò lo zio Albano Crocco. Il processo si è svolto con rito abbreviato.

Il sostituto procuratore Giovanni Arena, aveva chiesto l’ergastolo nonostante l’abbreviato imputando a Borgarelli le aggravanti dalla premeditazione, della crudeltà e dai futili motivi e soprattutto il reato concorrente di “soppressione di cadavere” visto che la testa dello zio, gettata in un cassonetto in Valbisagno, non è mai stata ritrovata.

Il giudice ha però escluso l’aggravante della crudeltà e riconosciute la attenuanti generiche ‘minus valenti’ rispetto alle aggravanti dei futili motivi e della premeditazione. Ai famigliari di Crocco (la moglie e i due figli Davide e Daniela) sono state rinosciute provvisionali da 50 mila euro a testa, con il resto del risarcimento da definire in sede di processo civile. Il loro avvocato Giulia Orlando aveva chiesto un milione di euro. Soddisfatto l’avvocato di Borgarelli Antonio Rubino: “Abbiamo evitato l’ergastolo – spiega – ed è già un risultato importante. Il giudice inoltre ha dato ragione alla perizia chiarendo che Crocco fu decapitato dopo che era morto ed escludendo così l’aggravante della crudeltà”.

Borgarelli, in carcere dalla fine dell’ottobre scorso, in udienza aveva letto una breve dichiarazione chiedendo perdono ai parenti: “Sono andato oltre i limiti della mia mente, quella terra era la mia vita. Chiedo perdono per quello che ho fatto”.

I fatti
Dopo un lungo periodo di dissidi con lo zio circa il passaggio in auto per un vialetto che conduceva al bosco, la mattina dell’11 ottobre 2016 Claudio Borgarelli, infermiere al San Martino, vede lo zio Albano arrivare in auto nella sua proprietà. Esce di casa armato di pistola e di machete. I due litigano furiosamente, forse lo zio in segno di spregio gli sputa addosso. Borgarelli perdere il senno: spara allo zio alle spalle, poi con il machete gli taglia la testa. Porterà il corpo nel bosco dove sarà ritrovato la notte successiva dopo che i famigliari avevano allertato le forze dell’ordine della scomparsa. La testa invece viene messa in un sacco nero e verrà gettata dal nipote qualche ora dopo il delitto.
L’abitazione di Borgarelli venne perquisita e i carabinieri mettono cimici ovunque. Borgarelli viene intercettato mentre parla da solo nel suo furgone e descrive nel dettaglio l’omicidio. Tre giorni dopo l’arresto l’uomo crolla poi davanti al gip confessando il delitto.