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Dai portuali alle altre fabbriche, tutti in piazza con l’Ilva: “E’ una battaglia per il futuro della città”

La Fiom: "Serve un'alternativa a Mittal". Il corteo da Cornigliano alla Prefettura: previsti forti disagi al traffico a partire dalle 8.30

Genova. La quiete prima della tempesta o, meglio, della battaglia. Perché domani Genova vivrà una giornata – e probabilmente non una sola – di protesta in piazza che sembra destinata a superare di gran lunga le tre giornate del gennaio 2016 quando in ballo c’era di fatto ‘solo’ l’integrazione al reddito. Ora siamo oltre, con l’accordo di programma diventato improvvisamente carta straccia e sul tavolo, 599 esuberi su 1499 dipendenti. Due lavoratori genovesi su cinque dunque nei piani di Mittal, non lavoreranno più nell’acciaio.

Non saranno licenziati in tronco certo, saranno messi in cassa integrazione in attesa di non si sa quale ricollocazione possibile visto che a Genova sono ancora da ricollocare i lavoratori Piaggio Aero e quelli di Ericsson.

Chi resta poi, dovrà ricontrattare i diritti da zero tra Jobs act, integrativi e premi da riconquistare con un colosso mondiale che sul costo del lavoro non sembra farsi troppi scrupoli.
A Genova ci sarà meno lavoro. Il dato di fatto è questo e per questo la Fiom genovese ha detto no e sarà l’unico sindacato a non sedersi neppure a quel tavolo che al momento più che di trattativa sa di beffa. A Genova la decisione ha creato qualche maldipancia con Fim e Uilm, ma la piazza di domani sarà unita.

“Serve un’alternativa a Mittal – ribadisce il segretario delle tute blu della CgilBruno Manganaro – perché questo piano significa meno lavoro, meno diritti e nemmeno sull’ambiente è particolarmente soddisfacente. L’unico che vince è il colosso franco indiano che ha un concorrente fermo da tempo e che ora può decidere il bello e il cattivo tempo favorendo i suoi impianti dopo aver soffiato all’Ilva i principali clienti”.

Tra le domande che si susseguono in queste ore una in particolare è ancora senza riposta. Perché Genova, che pensava di essere tutelata dall’accordo di programma del 2005, viene punita dai numeri più di Taranto? Nello stabilimento pugliese infatti gli esuberi previsti (3300) corrispondo all’incirca ai numeri degli attuali lavoratori in cassa integrazione. A Genova questo numero è quasi raddoppiato visto che in cassa ci sono circa 350 persone.

“Non siamo riusciti ancora a darci una risposta – ammette Manganaro – forse Mittal vuole esternalizzare molti servizi, dallo scarico carico delle banchine alla manutenzione, o forse vuole favorire i sui stabilimenti in Francia. O ancora, forse si vuole colpire lo stabilimento più combattivo”.

Per capire occorrerebbe avere in dettagli il piano industriale: “Forse, ma anche capire il perché non sposta la questione di fondo: questo piano è inaccettabile e da domani lo diremo forte in piazza”.

L’appuntamento per i lavoratori è alle 5 in portineria per un’assemblea che si preannuncia carica di tensione. Il corteo dovrebbe muoversi intorno alle 8-30-9 visto che ai lavoratori dell’Ilva si uniranno i portuali – che si sono dati appuntamento a ponte Etiopia alle 8.30 – e i vigili del fuoco. Previste anche delegazioni di tutte le principali fabbriche genovesi da Leonardo ad Ansaldo Energia, da Siemens a Esaote. Anche gli antifascisti ieri hanno annunciato che parteciperanno al corteo a partire dalla zona del terminal traghetti. Prevista anche la partecipazione di numerosi politici.

Nell’ultima grossa manifestazione, il 27 gennaio 2017, la Questura sbarrò la strada ai lavoratori o meglio ai mezzi pesanti portati fuori dallo stabilimento. Ci fu un po’ di tensione, ma poi il corteo fu fatto passare a piedi mentre da Roma arrivavano le notizie positive attese. Domani però, difficilmente le cose saranno cosi semplici.

“Domani sarà una giornata di lotta – dice Manganaro rivolto ai genovesi che certamente dovranno fare i conti con disagi al traffico – per il futuro degli operai Ilva ma anche per il futuro e la dignità dell’intera città. Chiediamo ai genovesi di essere ancora una volta con noi”.