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Università, la protesta dei precari: “Notte dei ricercatori veramente buia”

Poca voglia di festeggiare la "ricorrenza" per i precari di Gaslini e San Martino

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Genova. La notte dei ricercatori e’ veramente buia e i precari che lavorano presso i due più importanti Istituti di Ricerca sanitaria genovese, 100 al Gaslini e 60 al San Martino-Ist, stigmatizzano la scelta di organizzare l’incontro “Mille e una ragione per decidere di diventare ricercatore”, previsto in occasione dell’evento promosso dalla Commissione Europea con lo scopo di avvicinare il grande pubblico al mondo della ricerca e in particolare alla figura del ricercatore.

In occasione della “notte dei ricercatori” che si svolgerà domani in tutta Europa, i due enti di ricerca genovesi San Martino-Ist e Istituto Giannina Gaslini hanno, infatti, organizzato presso la Scuola Politecnica del Dipartimento di Architettura l’incontro “Mille e una ragione per decidere di diventare ricercatore”.

I tanti ricercatori precari che lavorano presso i due Istituti di Ricerca hanno appreso la notizia con indignazione in quanto: “I due Enti di ricerca – spiegano in un comunicato – poco o nulla hanno fatto in questi anni per tutelare i loro ricercatori che conoscono bene sulla loro pelle, la triste realtà quotidiana dell’attività di chi si occupa di ricerca sanitaria traslazionale, quella che produce risultati che possono migliorare la qualità delle cure e dell’assistenza dei pazienti”.

“I ricercatori precari ritengono, sulla base della propria esperienza, che ci siano Mille e una ragione per decidere di non diventare un ricercatore. Per loro, come per altre migliaia di colleghi in tutta Italia, essere ricercatori significa arrivare all’età di 40-50 anni senza avere certezza del futuro, senza essere certi fino al giorno della scadenza del contratto se questo potrà essere rinnovato, non avere fondi sufficienti per le ricerche, essere sottopagati, pensioni se mai l’avranno da fame, nessuna progressione di carriera, il blocco delle assunzioni da tantissimi anni, niente premi produzione, mensa più cara dei dipendenti che svolgono le stesse mansioni”.

“Una vita di frustrazioni – prosegue la Nidil Cgil – e, se si tiene conto dei tanti anni investiti per la formazione, l’elevatissima professionalità acquisita nel corso degli anni, la passione per un mestiere affascinante, il bilancio è fallimentare. Con quale animo, si chiedono i ricercatori precari, un giovane può decidere di andare incontro a questo cammino così difficile senza alcuna certezza di ciò che lo aspetta”.

“Nonostante le tante rivendicazioni e lotte sindacali intraprese da Nidil-Cgil, Gaslini, IST, Regione Liguria e Ministero della Sanità continuano a rimpallarsi le responsabilità a ignorare accordi firmati per la stabilizzazione di una “manciata” di ricercatori senza nessun reale e concreto impegno per risolvere la situazione”.

“Forse sarebbe stato meglio organizzare dei dibattiti pubblici conclude la nota – per discutere attorno al perché solo l’1.2% del PIL venga investito in ricerca e perché le istituzioni sono indifferenti alla precarietà del ricercatore e alla precarizzazione della ricerca, compresa quella sanitaria”.