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Spese pazze, Rixi in aula: “C’erano prassi consolidate, abbiamo chiesto ad altri come fare”

Le verifiche sulla pertinenza delle spese? "Non avevamo certo i tempi e i mezzi della gdf, io ero capogruppo per fare politica non il contabile"

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Genova. “Come capogruppo mi occupavo di vistare le ricevute verificando solo gli importi e la congruenza. In fondo ero stato nominato capogruppo per fare attività politica e non per fare il contabile. Nel 2010 quando sono arrivato c’erano prassi consolidate, per esempio circa la ristorazione che mai erano state messe in dubbio”. L’assessore regionale allo sviluppo economico Edoardo Rixi ha deposto questa mattina nel processo sulle cosiddette spese pazze che lo vede indagato per peculato in qualità di capogruppo della Lega Nord tra il 2010 e il 2012 insieme fra l’altro al presidente del consiglio regionale Francesco Bruzzone.

“Spesso gli scontrini venivano mischiati e non era facile attribuire lo scontrino al singolo – ha spiegato Rixi – ma questo metodo era usato da varie legislature. Quando fui nominato capogruppo la prima volta andai a chiedere come fare. Io però mi occupavo solo di verificare in fase di bilincio che non ci fossero discrepanza tra gli scontrini e gli assegni che venivano dati ai consiglieri come rimborso. Per la pertinenza ci affidavamo soprattutto all’esperienza della nostra segretaria. E’ evidente che se un consigliere chiedeva il rimborso per il lavaggio della macchina non veniva accettato ma per esempio sui pranzi anche offerti ai nostri collaboratori non ci siamo mai fatti problemi perché ci era stato detto che si poteva fare”.

All’assessore viene chiesto conto anche di alcune spese fuori Regione effettuate da un collaboratore: “Anche allora come oggi avevamo persone che volontariamente ci davano una mano e magari partecipavano a un’iniziativa al posto di un consigliere e ci sembrava giusto rimborsarli”.

Il controesame terminerà nella prossima udienza.