Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Sequestro conti della Lega, la Procura di Genova a Salvini: “Nessun attacco istituzionale, così noi tuteliamo il Parlamento”

Parla Francesco Cozzi, capo della Procura genovese: "Atto dovuto, Camera e Senato sono parte civile del processo"

Genova. “Nessun attacco istituzionale, semmai il contrario: noi tuteliamo il Parlamento che nel processo si è costituito parte civile”. A parlare è il procuratore della Repubblica Francesco Cozzi, il giorno dopo il duro attacco di Matteo Salvini in seguito al provvedimento di sequestro dei beni della Lega Nord deciso dai giudici genovesi dopo la sentenza sulle irregolarità dell’utilizzo di fondi pubblici per la Lega Nord e che ha condannato Umberto Bossi a 2 anni e 3 mesi e l’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito.

Un deciso rinvio al mittente delle accuse di ‘attacco alla democrazia’ denunciati ieri dal segretario del Carroccio, che arriverà fra l’altro a Genova il 1 ottobre. “Noi abbiamo il massimo rispetto dei partiti politici compresa la Lega – dice il procuratore – ma questo ufficio è noto per non aver mai guardato in faccia nessuno come dimostrano i processi”. “C’e un indirizzo della Cassazione – spiega ancora il procuratore – che ha detto che il sequestro prima di essere esercitato nei confronti degli imputati condannati va esercitato nei confronti della persona giuridica che ne ha usufruito che in questo caso è la Lega anche se i fatti si riferiscono agli anni passati e l’attuale dirigenza non c’entra nulla”.

Non solo: “Il sequestro è indispensabile perché che il Parlamento si può rivalere sugli imputati per il differenziale tra la condanna a 48 milioni e il denaro che verrà sequestrato ora dai conti correnti, ma solo appunto dopo che il sequestro è stato fatto sulla differenza tra la condanna a 48 milioni e quello che trovano per sequestro diretto. Ma solo dopo: si tratta di un atto doveroso per la successiva procedura di azione civile da parte della Camera e del Senato.

“E’ pacifico – si legge fra l’altro nel provvedimento dei giudici – che il movimento della Lega Nord abbia percepito attraverso l’accredito sui conti correnti a lui intestati, il profitto dei reati commessi dai suoi rappresentanti Bossi e Belsito e che tale profitto sia costituito da un bene fungibile e quindi aggredibile”.

Come spiegano i giudici genovesi “la confisca del profitto di reato non ha prospettiva sanzionatoria ma di ripristino dell’ordine economico perturbato dal reato […] i cui effetti appunto economici sono comunque andati a vantaggio dell’ente collettivo (la Lega ndr) che finirebbe in caso contrario per conseguire sia pure inconsapevolmente un geneticamente illecito”.