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Roghi sul relitto della Costa Concordia, chiesta l’archiviazione

Nessun tentativo di estorsione, la causa dell'incendio sarebbe stata la bravata di un lavoratore

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Genova. Nessun tentativo di estorsione e nemmeno una vendetta di una ditta scontenta. Dietro gli incendi dolosi divampati a gennaio sui resti della Concordia, la nave da crociera naufragata nel 2012 davanti l’isola del Giglio e in cui morirono 32 persone, ci sarebbe stato qualcuno che lavorava sul relitto e che voleva solo provare il “brivido” di spegnere un rogo e far vedere quanto fosse bravo.

E’ quanto ipotizzano gli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Emilio Gatti, che però non sono riusciti materialmente a individuare gli autori dei roghi. Il pm ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta che era stata aperta con l’ipotesi di incendio doloso. Il relitto era ormeggiato al Superbacino di Genova per essere demolito, operazione conclusasi nei mesi scorsi. Gran parte dell’acciaio è stato rivenduto.

Il primo incendio si era sviluppato il 19 gennaio, in quel caso era stato appurato che il rogo era stato provocato da una fiamma ossidrica usata dagli operai che stavano lavorando. Nei giorni successivi, il 21 e il 23, erano divampati altri due roghi quando nessun operatore era al lavoro. I pompieri avevano capito subito che si trattava di incendi appiccati da qualcuno ed erano partite le indagini.

L’inchiesta era stata affidata al pm Gatti del pool criminalità organizzata e in un primo momento si era pensato appunto a una intimidazione o a una vendetta.