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Pontida, la Lega in “blu presidenziale” cerca il riscatto dopo il blocco dei conti imposto dai giudici di Genova

E per la prima volta alla festa annuale è intervenuto l'esponente di un altro partito, Forza Italia: è il presidente della Regione Giovanni Toti

Bergamo. Tensione alta ma anche voglia di riscatto a Pontida, alla festa annuale della Lega Nord. E il verde acceso è, a sorpresa, sostituito da un blu “presidenziale”. Sono le ore dello shock per il sequestro dei beni voluto dalla magistratura e sono i giorni in cui si scaldano i motori per la campagna elettorale.

Circa 50 mila persona a #Pontida17, pullman arrivati da tutta Italia, una folta delegazione anche da Genova e Liguria. Tra i partecipanti anche il sindaco di Genova Marco Bucci, il vicesegretario della Lega Edoardo Rixi, assessore regionale, e il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. Per i tre, sul palco, gli applausi del pubblico: d’altronde il sindaco a “trazione Carroccio” è riuscito a espugnare Genova la rossa.

“In bocca al lupo per il referendum per l’autonomia di Veneto e della Lombardia. Dal loro
grido di libertà dipende anche il grido di libertà della Liguria e dell’Italia intera. Grazie Pontida”, ha detto il governatore Toti primo esponente di un altro partito italiano – Forza Italia – a intervenire al raduno leghista di Pontida. Una suggestione non da poco nei giorni in cui si definiscono le alleanze per le politiche.

La linea tra Pontida e Genova è senza soluzione di continuità anche e soprattutto per la questione legata al sequestro dei beni. Il sequestro preventivo accordato dai giudici di Genova dopo le richieste dei Pm in seguito alla sentenza che ha condannato Belsito, Bossi e Bossi per irregolarità nei rimborsi elettorali dal 2008 al 2010, rischia di bloccare il partito.

“Qualche giudice ci vuole fermare – ha detto Salvini dal palco – magari rispondendo agli ordini di qualcun altro. Non può mettere il bavaglio a un milione di militanti. Andremo avanti anche senza soldi e chiederemo aiuto agli italiani”.

“La Lega al governo proporrà un progetto di legge per avere giudici eletti direttamente dal popolo – continua Salvini – e chi sbaglia paga. E siccome siamo un movimento nato per la libertà, cancelleremo la legge Mancino e la legge Fiano. Le storie e la legge non si processano. Fanno il processo al ventennio mussoliniano – ha aggiunto – e poi si comportano come il regime nel 1925 che imbavagliava chi non la pensava come volevano”. Inoltre “quando andremo al governo, daremo mano libera a uomini e donne delle forze dell’ordine per darci pulizia e sicurezza”.

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Legata ai risvolti del processo anche la decisione di non far intervenire, per la prima volta, il fondatore del Carroccio. Decisione presa dal segretario federale. Umberto Bossi ha detto: “E’ il segnale che devo andarmene”.