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Internet, il pericolo corre on-line: un ragazzo su dieci infastidito da adulto

Presentati i risultati di una ricerca condotta dall’Università di Genova su mille studenti liguri di terza media. Ma le madri sanno poco dei rischi che corrono i figli

Genova. Questa mattina nel Salone di Rappresentanza del Circolo dell’esercito, in via San Vincenzo, a Genova, sono stati presentati i risultati dello studio “Indagine sulla percezione dei rischi connessi alla navigazione in Internet in studenti delle classi terze delle scuole medie e dei loro genitori in Liguria”. La ricerca nasce da un accordo tra il CoReCom Liguria (Comitato Regionale delle Comunicazioni) e l’Università di Genova Scuola di Scienze Sociali DISFOR.).

Il questionario, elaborato dagli esperti del Dipartimento di Scienze della Formazione, è stato compilato da 1072 studenti, iscritti alla classe terza di 20 scuole secondarie di primo grado della Liguria, di cui il 52,4% sono femmine. Un altro questionario è stato compilato da 921 fra le madri degli alunni che hanno partecipato all’indagine.

E’ stata analizzata la frequenza di comportamenti e situazioni a rischio durante l’attività online dei minori per comprendere anche la consapevolezza dei genitori rispetto a questi rischi.
Metodologia. Sono state esaminate 1) le caratteristiche digitali (la possibilità di accesso a Internet, le modalità e la frequenza dei comportamenti online, l’abilità nell’uso delle tecnologie); 2) i fattori sociali e ambientali (il controllo dell’attività online da parte dei genitori, la qualità rapporti coi genitori e con i coetanei, il bullismo e il cyberbullismo attivo e passivo); 3) le condizioni psicologiche (impulsività, ricerca di sensazioni, difficoltà psicologiche, bassa autostima riferite sia dai partecipanti che dalla loro madre).

Ed ecco i risultati: il 9% degli studenti ha riferito di essere stato infastidito da adulti online. Oltre il 40% ha ammesso di essersi trovato su un sito pornografico involontariamente durante la navigazione in internet. Il 18% del campione ha ricevuto messaggi con riferimenti sessuali, il 9% ha ricevuto foto intime, il 9,5% dichiara di essere stato contattato da persone sconosciute, che avrebbero potuto essere adulti.

I principali eventi a rischio online sono risultati l’accesso a siti pornografici (20.7%) mentre solo il 7,9% delle madri dichiara di esserne al corrente; l’8,9 ha avuto accesso a siti dove interagivano con adulti. La conoscenza online di adulti riguarda il 10% dei ragazzi.
Dall’indagine emerge che le madri sottostimano la quantità di comportamenti rischiosi dei propri figli, i quali inseriscono i propri dati personali (56%), foto personali (20%) e fanno nuove conoscenze, (29%).

La maggior parte dei ragazzi ha ricevuto il primo pc (37%) o il primo smartphone (62,6%) fra i 10 e 12 anni. Oltre il 90% degli studenti ha riferito di utilizzare lo smartphone più volte al giorno. La maggior parte degli accessi (97%) avviene da casa, l’80% degli studenti dichiara di collegarsi a internet più volte al giorno (79,8%) e le madri ne sono sostanzialmente a conoscenza (68,3%). La maggior parte dei ragazzi (37,2%) dichiara di restare online fino a 3 ore al giorno, il 20% da 3 a 5 ore. I motivi di accesso sono guardare video, ascoltare musica o ricercare informazioni; i dati riferiti dalle madri sono coerenti con quanto riferito dai figli. Il 40% dei ragazzi dichiara di spegnere il telefono durante la notte mentre ne è convinto addirittura il 53% delle madri. Sia la maggior parte dei figli che delle madri ritiene utile internet, ma solo il 28% dei figli lo ritiene pericoloso, contro oltre il 50% delle madri. Il 40,5% degli studenti ha riferito che Internet è “abbastanza importante” nella loro vita, secondo il 30,5% è “molto importante” e solo il 3,6% ha detto che non è “per niente importante”. Solo il 63% del campione ha i genitori fra i contatti del proprio profilo social.

Ma quali sono le situazioni a rischio? L’analisi circa l’associazione delle variabili legate ai rischi online con le caratteristiche socio-demografiche e psicologiche degli adolescenti e delle loro madri ha mostrato che, oltre al tempo trascorso online e alla quantità di profili sui social network, alcune caratteristiche di personalità degli adolescenti, in particolare la ricerca di sensazioni e i tratti narcisistici, gli stili parentali, l’essere stato vittima di bullismo e cyberbullismo, e le difficoltà emotive e comportamentali sono caratteristiche legate all’aver vissuto una situazione di rischio online.

Indicatori di protezione sono invece risultati il reddito materno, una maggiore coscienziosità dell’adolescente, gli avvertimenti e le regole imposte dai genitori e uno stile parentale paterno orientato all’apertura.

La rilevanza delle caratteristiche psicologiche di adolescenti e madri suggerisce che potrebbe essere utile una formazione dei genitori nel gestire gli aspetti emotivi e comportamentali che riguardano i propri figli e loro stessi in relazione all’uso di Internet e agli eventi a rischio che possono verificarsi durante la navigazione.

«I dati raccolti in questa ricerca non solo forniscono importanti informazioni – afferma il presidente del Consiglio regionale Francesco Bruzzone – su comportamenti e situazioni a rischio, ma hanno permesso di indagare quali caratteristiche dei partecipanti dalle quattro province liguri siano indicatori di rischio e di protezione”.

«Si tratta di un argomento di grande rilevanza sociale – ha spiegato il presidente del Corecom Liguria Alberto Maria Benedetti – in cui è stata indagata, mediante questionari somministrati agli interessati e alle loro madri, la frequenza di comportamenti e situazioni a rischio durante l’attività online in un campione rappresentativo di 1072 adolescenti frequentanti le classi terze delle scuole secondarie di primo grado della Liguria».

Il vicepresidente del Consiglio regionale Sergio Rossetti, rilevando che alcuni istituti non hanno voluto partecipare all’indagine, ha ammonito: «Il mondo della scuola non deve avere paura del digitale perché quanto più aumentano le competenze tanto più aumentano le capacità di difendersi dai pericoli collegati. Il vero obbiettivo è dare strumenti ai ragazzi in questo senso». Riferendosi ai meccanismi che possono indurre gli adolescenti a assumere comportamenti pericolosi durante la navigazione in internet ha aggiunto: «La trasgressione è di per sé un fatto naturale, attraverso cui passa la nostra crescita, ma è importante che la trasgressione avvenga in una situazione educativa in cui viene elaborata».