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Dal porto di Genova a Barcellona, il caso delle navi italiane che ospitano la polizia anti referendum

C'è chi chiede al governo italiano e alle compagnie interessate di non supportare la repressione di Madrid contro gli indipendentisti catalani

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Genova. Dopo gli scontri tra indipendentisti e forze dell’ordine in Catalogna, in vista dell’appuntamento referendario di autodeterminazione del paese catalano del prossimo 1 ottobre, il governo spagnolo – quello di Madrid – ha predisposto a Barcellona un ingente dispiegamento di agenti della Guardia Civil.

Talmente ingente che per fornire alloggio e vitto alle migliaia di poliziotti chiamati, il governo ha deciso di noleggiare tre traghetti di compagnie italiane – la Rhapsody e la Azzurra, della Grandi Navi Veloci, e la una Moby – che in tutto possono ospitare circa 6000 persone, per ospitare, appunto, gli agenti della Policia Nacional. Gnv ha confermato contatti con Madrid per un noleggio con servizio alberghiero. Si tratta di navi che, sovente, stazionano anche nel porto di Genova. Alcune foto, come quella pubblicata dal quotidiano La Vanguardia, confermano quanto sta accadendo.

La notizia sta circolando, con un tam tam alimentato dai social network, sui canali dei centri sociali cittadini e nell’ambito del lavoro portuale, con un comunicato che critica la decisione delle compagnie navali di supportare, anche indirettamente, la repressione portata avanti dal governo spagnolo. “Vorremmo che consideraste attentamente l’impatto traumatico che su molti Catalani ha causato la scoperta della provenienza italiana di queste navi – si legge in un volantino – È ancora vivo in molti di noi il doloroso ricordo di quando l’Italia mussoliniana collaborò al colpo di stato del Generalísimo Franco, che ha represso nel sangue gli ideali di libertà della nostra Repubblica”.

Gli autori del volantino, chiedono al governo italiano “tenendo in conto delle relazioni storiche, culturali ed economiche che l’Italia e la Catalogna hanno sempre mantenuto, che intervenga, facendo quanto sia in suo potere per dissociarsi e sconsigliare alle Compagnie suddette l’uso delle proprie navi ai suddetti fini, affinché il nome dell’Italia non venga tristemente associato alla maggiore repressione che, in decenni, sta occorrendo in un paese dell’Europa democratica”.