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Cosa è successo nei quartieri dove sono stati accolti i migranti?

I casi via Edera a Quezzi, villa Ines a Struppa, via Caffaro, via XX Settembre e altri ancora, nati tra le preoccupazioni e proteste dei comitati di residenti

Genova. In queste ore a Multedo l’atmosfera è tesa per l’imminente arrivo di circa 50 migranti nell’ex asilo Contessa Govone. Una struttura di proprietà della Curia, riadattata a centro di accoglienza dall’ufficio Migrantes insieme alla cooperativa L’altra storia. Il paradigma della vicenda contiene alcune costanti riscontrabili in molte altre situazioni simili che si sono presentate a Genova e che sono diventati casi di cronaca. Eccole:

Punto 1) I residenti della zona non vogliono o preferirebbero che il centro migranti non fosse aperto. 2) Si lamentano del fatto di non essere stati avvertiti o consultati preventivamente. 3) Sottolineano come la presenza dei migranti sia un elemento degradante per il quartiere. 4) Sottolineano le incompatibilità logistiche tra territorio e struttura (strade strette e mattonate pedonali oppure edifici già abitati e vie di passaggio). 5) Dicono: “Perché proprio qui, e non lì”. A volte, 6) Parlano di sicurezza a rischio: furti, rapine, aggressioni, stupri che potrebbero essere messi in atto dai migranti, spesso uomini, giovani, forti.

Queste costanti si sono presentate prima dell’apertura del centro di accoglienza Villa Ines, a Struppa, una palazzina in mezzo al verde dove a marzo dello scorso anno sono arrivati 48 migranti. Gestione Migrantes e cooperativa, come a Multedo. L’unico disagio di cui qualche cittadino parò, nei giorni successivi all’arrivo dei ragazzi, era legato al fatto che uno di quei giovani profughi si fosse perso e fosse finito per aggirarsi di notte nelle vie della zona.

Queste costanti si sono presentate relativamente a Casa Bozzo, in via Edera, a Quezzi. Gestione Ceis. Anche qui i migranti sono una cinquantina e sono arrivati, la prima volta, nella primavera del 2016. Il quartiere si era organizzato con un comitato del ”no”. Sul posto – come sta accadendo anche a Multedo – avevano iniziato a farsi vedere movimenti di estrema destra (nel caso di Quezzi Forza Nuova, con anche una visita del leader nazionale Roberto Fiore, a Multedo sono arrivati i militanti di Casa Pound). Nei mesi successivi, non si sono registrati casi di criminalità, aggressioni, o blocchi del traffico dovuti alla presenza dei migranti. Qualcuno dei residenti, sui social network, ha denunciato il fatto che i migranti frugassero nei bidoni della spazzatura, ma non ci sono verifiche che accadesse davvero.

Qualche disagio è invece sorto a Coronata, nell’ex ospedale San Raffaele, dove si trova il “campus” dell’ufficio Migrantes (laboratori pratici e teorici, corsi di italiano, e altre attività vengono organizzate qui), e dove qualcuno dei richiedenti asilo trascorre anche la notte. I problemi sono nati sul fronte dell’utilizzo dei mezzi pubblici. Più volte alcuni cittadini si sono lamentati perché i bus che risalgono la collina di Coronata sono affollati di questi ragazzi che non cedono il posto agli anziani. Questa, almeno, è stata la denuncia.

Non solo periferia. In via Caffaro, in una ex struttura dell’Inps, nel 2015 sono arrivati circa 60, 70 migranti. Nessuna strada stretta, nessun luogo isolato: lì il problema era la convivenza dei profughi con le famiglie, e gli anziani, residenti nel palazzo. Dopo un po’ di tempo è nato, tuttavia, addirittura un comitato di accoglienza. In via Caffaro, qualche disordine, c’è stato. Perlopiù risse tra gli stessi ospiti della struttura gestita dalla Croce Rossa. Casi che si contano sulle dita di una mano.

Tutto regolare anche al civico 11 di via XX Settembre dove, in un appartamento gestito dalla cooperativa Agorà e di proprietà demaniale, dalla metà di agosto 2016 hanno trovato spazio alcune famiglie di migranti con bambini, in tutto 25 persone. I condomini, alla notizia del loro arrivo, avevano tenuto un’assemblea in cui avevano deciso di staccare l’allaccio idrico a quegli appartamenti. Decisione poi ritenuta illegittima dopo un ricorso della prefettura. A gennaio di quest’anno i migranti di via XX erano tornati d’attualità per una protesta, da parte loro, legata alla qualità del cibo ricevuto. Alcuni vicini di casa avevano raccontato di essere stati più volte disturbati da urla e schiamazzi.