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Blitz femminista “libera” i fantocci del muro delle bambole, condanna della Regione

Le manifestanti di Non Una Di Meno, in piazza per il diritto all'aborto, hanno spiegato: "Cancellato un muro che per noi era il simbolo di un modo grottesco e ipocrita di contrastare la violenza di genere"

Genova. Le bambole sono sparite dal muro. Stiamo parlando dell’installazione contro la violenza sulle donne che dal novembre 2016 si trovava sulla faccia laterale del palazzo della Regione Liguria, tra piazza de Ferrari e piazza Matteotti.

Le bambole sono state rimosse dalla grata da alcune partecipanti alla manifestazione per il diritto all’aborto che si è svolta ieri pomeriggio. Sulla pagina Facebook di Non Una Di Meno Genova, movimento che ha organizzato l’iniziativa, si leggono le motivazioni del gesto.

Visto non come un atto vandalico, ma come un messaggio chiaro, una “liberazione di bambole incatenate”.

Sull’episodio indaga la Digos. Intanto la Regione Liguria condanna il gesto. ”Avremmo preferito che queste persone, tra cui molte donne – affermano la vicepresidente della Regione Liguria e assessore alla Sanità Sonia Viale e l’assessore alla Cultura e Pari Opportunità Ilaria Cavo – avessero organizzato una manifestazione di protesta a seguito dei drammatici casi di stupro che si verificano troppo spesso nel nostro paese. Le donne dovrebbero manifestare non per un diritto che c’è ovvero il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza, ma quando viene violato il diritto di una donna alla sua libertà e integrità, fisica e morale. L’interruzione volontaria di gravidanza – concludono – è un diritto garantito nel nostro sistema, ma forse le donne che erano in piazza questa sera non lo sanno”.

Le circa duecento donne che hanno preso parte alla manifestazione, e che in passato hanno manifestato anche contro altri soprusi perpretati sia nei confronti della donne sia di altri generi, sono in parte legate ai centri anti-violenza. Ritengono che la difficoltà della donne ad accedere a aborti compiuti legalmente in strutture pubbliche a causa del fenomeno dell’obiezione di coscienza sia, a suo modo, una forma di violenza vera e propria.