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Arte, nuova asta pubblica con prezzi “sgonfiati”. Toti: “Mercato cambiato”

Tornano all'asta alcuni edifici di Arte, con una forte riduzione della base d'asta

Genova. I prezzi sono dimezzati rispetto alla precedente asta del 2014, andata deserta. L’aggiornamento è dovuto alle nuove condizioni di mercato, e, soprattutto, a seguito di una rivalutazione che prova a “rimediare” al “bagno di sangue” di Arte, durante l’acquisto dei beni voluto dalla scorsa giunta regionale

ex ospedale quarto

In totale sono 23 i beni oggetto della vendita, tra cui figurano edifici di vario tipo collocati in diverse zone della Liguria già appartenenti alla prima procedura di vendita. Il nuovo bando di vendita prevede offerte sia per il blocco degli immobili al prezzo base di 62 milioni di euro, sia offerte per i singoli cespiti.

Sulla base della nuova valutazione effettuata da ARTE il totale complessivo del prezzo di vendita è passato da 121 milioni agli attuali 62 milioni, un dimezzamento del valore resosi necessario per andare incontro ad un mercato immobiliare completamente mutato.

Tra gli immobili genovesi spiccano le due parti della struttura dell’Ex Ospedale Psichiatrico (che da 36 milioni passa a 18), l’Ex ospedale Martinez di Pegli (prezzo quasi invariato), Ex Ospedale villa Ansaldo di Recco (da 950 mila euro a 530 mila), l’ex Ospedale Arpe di Santa Margherita Ligure (da 24 milioni a 12). Nell’elenco spunta, ed è la novità, l’edificio dell’ex scuola elementare di via Giotta, a Sestri (2,5 milioni di euro)

“Arte deve tornare ad occuparsi di case popolari – ha detto l’assessore Marco Scajola a margine della conferenza stampa di presentazione della nuova asta – e questa operazione serve anche a rimediare alla scelta disastrosa compiuta dalla precedente Amministrazione”.

“Abbiamo voluto dare un nuovo impulso al processo di alienazione del patrimonio di ARTE, aggiornando in diminuzione i valori di stima degli immobili, sulla base delle attuali condizioni di mercato – ha spiegato il Presidente di Regione Liguria Giovanni Toti – Purtroppo, come si sa, ARTE Genova è stata costretta a indebitarsi dalla precedente amministrazione, in maniera impropria, per acquistare un patrimonio immobiliare e sanare il disavanzo sanitario, generando un indebitamento di 103 milioni di euro che sono serviti per acquisire gli immobili e valorizzarli. Un processo che ha portato ad un nulla di fatto in quanto la procedura di vendita dei beni, avviata nel 2014, non ha sortito alcun effetto ed è andata deserta. Siamo a disposizione per costruire, con chi vorrà, percorsi di sviluppo di questi immobili, che sono di pregio e che possono sviluppare più attività”.

“L’avvio di un nuovo processo di alienazione dei beni di Arte – conclude Scajola – servirà a immettere risorse preziose nelle casse dell’Azienda utili per svolgere la funzione essenziale di ristrutturazione degli immobili, rimediando alla scelta disastrosa compiuta dalla precedente Amministrazione”.