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Accusati di usare strumenti del San Martino per visite private, due primari assolti dalla Corte dei Conti

"Non si può parlare di violazione dei doveri imposti dall'intramoenia quando si è in pensione" hanno stabilito i giudici

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Genova. I giudici della Corte dei Conti della Liguria hanno respinto la richiesta della procura che chiedeva a due medici dell’ospedale San Martino di Genova un risarcimento a 793 mila euro. Per i giudici contabili, l’ex primario di anatomia patologica ora in pensione Alberto Parmeggiani e il direttore Gian Luigi Ravetti non hanno commesso alcun danno erariale. L’accusa chiedeva a Parmeggiani un risarcimento di 658 mila euro, 135 mila, invece a Ravetti.

Secondo la procura contabile, Parmeggiani, che è in pensione dal giugno 2008, avrebbe eseguito migliaia di esami clinici tra pap-test e istologici utilizzando materiale e strumentazione del San Martino non avendone più il diritto, proprio perché non più in servizio. Per l’accusa, prima del pensionamento l’ex primario violava gli obblighi dell’intramoenia e dopo il pensionamento continuava a effettuare gli esami utilizzando la strumentazione della struttura pubblica. L’accusa per Ravetti, in qualità di direttore era stata di aver violato il dovere di controllo. Accuse che le difese avevano sempre respinto.

“Parmeggiani una volta andato in pensione – spiega il suo legale – aveva regolare partita Iva e svolgeva la sua attività da libero professionista in maniera lecita”. Tesi accolta totalmente dai giudici che sottolineano come “non si può parlare di violazione dei doveri imposti dall’intramoenia quando si è in pensione, potendo esercitare la libera professione. Tra l’altro è totalmente priva di riscontri l’accusa di illecito utilizzo delle apparecchiature e del materiale del San Martino”. Da qui l’assoluzione per entrambi.