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Un’inchiesta risveglia i “fantasmi” di Via Fracchia, crocevia della nostra democrazia fotogallery

Genova. “Che era stata una specie di esecuzione lo dicevano tutti nei giorni dopo il massacro”. Chi in Via Fracchia vive da sempre ricorda così quel blitz dei carabinieri, 37 anni fa, che portò alla morte di quattro brigatisti rossi e alla prima vera dimostrazione di forza dello stato nei confronti della lotta armata. D’altra parte come dimenticare un quartiere messo sotto assedio per buona parte della notte, un strada praticamente militarizzata, gli accessi al palazzo bloccati per diversi giorni.

E così nessuno dei residenti si stupisce se oggi, anche se a 37 anni di distanza dal blitz nel covo Br, la procura della repubblica di Genova, in seguito alla presentazione di un esposto denuncia di un cittadino, Luigi Grasso, ricercatore universitario che nel 1979 venne accusato di terrorismo e negli anni successivi completamente prosciolto, ha aperto un fascicolo per omicidio “in danno di Riccardo Dura”, uno dei terroristi uccisi.

Secondo l’esposto, frutto di una minuziosa ricerca tra gli atti giudiziari, quello di Dura, che viveva nell’appartamento in clandestinità con il nome di battaglia di Roberto, sarebbe stato un omicidio volontario: “Venne ucciso – si legge nell’esposto – con un solo colpo alla nuca”. La riapertura dell’inchiesta, pero’ potrebbe finalmente ricostruire una pagina importante della nostra storia facendo luce, sulla colonna genovese delle Brigate Rosse, considerata una delle più importanti.

L’eventuale inchiesta, che sarà affidata dai magistrati ai poliziotti dell’antiterrorismo, potrebbe quindi chiarire i tanti interrogativi, e i tanti silenzi, attorno a questa vicenda. Dalla vera ricostruzione di quanto accaduto durante il blitz, guidato dal Maresciallo Riccio, fino agli eventuali ritrovamenti di materiale nel covo, sui quali si è ciclicamente fantasticato ma non si è mai avuto una parola definitiva.

Un’inchiesta che, forse, permetterà anche di far tacere i “fantasmi” di via Fracchia, una strada semplice, in un quartiere della Genova operaia diventata crocevia dei destini della nostra democrazia. Proprio a “cento passi” dal covo, in un parcheggio poco lontano dai giardini dove e’ stata collocata la stele in memoria, c’era l’auto dove e’ stato trovato il corpo di Guido Rossa. E sarebbe stato proprio Riccardo Dura, il terrorista per il quale si riapre l’inchiesta, a schiacciare il grilletto e a sferrare il colpo fatale che uccise il sindacalista.