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Siccità, il pesto ligure ci guadagna ma l’olio perde il 30% della produzione

Genova. In una situazione di grave difficoltà complessiva per tutta l’agricoltura italiana, determinata dalla siccità, una coltivazione “resiste”, dimostrando cioè meno problemi di altre. E’ il basilico che a oggi, a differenze di altre piante, continua a godere di buona salute.

Basilico serre agricoltura

“Le condizioni climatiche che rendono così difficili la vita alle altre produzioni in tutta Italia, la rendono un po’ meno complicata al basilico – spiega Ivano Moscamora, Cia Liguria – Il fattore combinato tra scarsa umidità e alte temperature consente infatti a questa pianta di non subire attacchi dai parassiti, come invece successo in precedenza per altri casi anche recenti”.

Il pesto non mancherà sulle tavole dei genovesi (e non solo), la produzione di basilico non ha subito scossoni e anzi si dimostra costante. “Gli sforzi dei produttori hanno consentito produzione e qualità alta, dovremmo mantenere il livello su condizioni di piena di ordinarietà – continua Moscamora – Anzi è una coltivazione che si sta estendendo sia in serra sia in campo. La trasformazione in pesto continua infatti a essere una delle attività remunerative per le nostre imprese”.

Ma se non c’è pesto senza basilico, è altrettanto difficile immaginare la tipica salsa verde senza la fragranza delicata dell’olio ligure, una delle grandi vittime di questa siccità. A subire gravemente la mancanza di pioggia è, infatti, l’olicultura, uno dei settori più in crisi per le condizioni climatiche attuali.

“Purtroppo già nella fase della fioritura di maggio ha subito le angherie del tempo – sottolinea Moscamora – poi il perdurare della siccità ha fatto sì che i frutticoli in eccesso venissero scartati dalla pianta stessa che si autoregola per l’assenza di acqua. Il calo della produzione e una forte siccità ha dato quindi maggiore risalto all’attacco dei parassiti, come si è visto per la mosca”.

Insomma per l’olio ligure non sarà un’annata esaltante. “Stimiamo una perdita di almeno il 30-40%, sperando che il dato si fermi qui. In un anno così rischiamo di prendere cappotto”.