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Lido di Vesima, la guerra dei cassonetti maleodoranti: “Troppi bidoni, non si respira”

Lo stabilimento balneare chiede ad Amiu di disporre diversamente i bidoni: "Altrimenti perderemo i nostri clienti", spiega la titolare

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Genova. Ah, la brezza del mare. Una delle gioie del trascorrere una giornata in spiaggia. Una gioia pesantemente “interferita” però, da ormai inizio stagione, per i clienti e lo staff di alcuni stabilimenti balneari di Vesima, nel ponente cittadino.

E’ la titolare dei Lido di Vesima, Anna Maria Pegazzani, a raccontare la battaglia che sta portando avanti da aprile scorso quando Amiu ha deciso di piazza proprio dietro ai suoi “bagni” circa una decina di cassonetti, tra differenziata, misto e umido, raggruppandoli in un unico punto di raccolta.

“Peccato che le esalazioni arrivino tutte in spiaggia – racconta – i bidoni sono vicinissimi alle cabine dove i bambini giocano e riposano, la puzza, soprattutto quella che si sprigiona dall’umido, raggiunge i lettini, non solo del nostro stabilimento, ieri si sentiva fino alla spiaggia libera”. Può dipendere da come gira il vento ma, anche nel migliore dei casi, l’olezzo è insopportabile.

Le richieste. “Non pretendiamo che i bidoni vengano spostati tutti dietro ad altri stabilimenti – afferma Pegazzani – ma magari andrebbero distribuiti, e poi i ristoranti dovrebbero tenersi l’umido fino al conferimento. E’ da 20 che lavoro qui e una situazione simile non l’abbiamo mai vissuta. E poi chiediamo che Amiu si occupi di pulire i contenitori, ogni tanto”. Domani i titolari dello stabilimento avranno un incontro con responsabili della società di gestione dei rifiuti e con il presidente del municipio Ponente, Claudio Chiarotti. “Se non troveremo una soluzione sono pronta a interfacciarmi direttamente con il sindaco”, dice la donna.

Amiu ha spiegato che la collocazione attuale dei bidoni è ottimale e, secondo la società, la puzza è un effetto collaterale sopportabile. Ma in spiaggia a Vesima non sono d’accordo. “I nostri clienti, a loro volta, si sono rivolti ad Amiu, e se continua così non verranno più qui”, conclude Anna Maria Pegazzani.