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Da Genova a Roma, il poliziotto “della carezza” partecipò all’irruzione della Diaz

Ma è stato archiviato su richiesta della Procura

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Genova. E’ uno degli agenti del nucleo sperimentale antosommossa archiviati per la mattanza della scuola Diaz la notte del 21 luglio del 2001 Nico Gabriele, il poliziotto divenuto famoso in tutta italia per aver dato una “carezza” a un’immigrata eritrea dopo le cariche in piazza indipendenza a Roma.

Dal processo, che ha portato alla condanna dei massimi vertici della poliZia di allora per aver massacrato di botte decine di manifestanti inermi che dormivano nella scuola, sono stati esclusi, con l’archiviazione chiesta dagli stessi pm titolari dell’indagineEnrico Zucca e Francesco Cardona Albini, i poliziotti del settimo nucleo del primo reparto mobile di Roma (ad eccezione dei capisquadra) che fecero materialmente l’irruzione.

Gli uomini comandati da Vincenzo Canterini (il cui intervento è stato pubblicato oggi sul quotidiano Il Tempo), infatti, avevano indosso i caschi protettivi e fazzoletti sul viso e non erano quindi riconoscibili. Impossibile distinguere tra i circa 70 agenti entrati nella scuola i picchiatori da coloro che, come correttamente hanno raccontato anche le parti civili del processo, non hanno partecipato alle violenze o addirittura hanno tentato di fermare i colleghi come scriveva lo stesso gip accogliendo la richiesta di archiviazione della Procura: “contrasta inoltre con una generale e indiscriminata attribuzione di responsabilità la circostanza (della quale con estrema correttezza alcune persone offese danno atto)che anche all’interno del 7° nucleo, indiscusso protagonista della gran parte delle violenze, singoli e purtroppo isolati individui, cercarono di contenere o prevenire le condotte lesive altrui [..]”.

Non sappiamo se Nico Gabriele, che era in forza al settimo nucleo antisommossa, è stato fra questi. Vero è che questa storia dimostra come la giustizia alla Diaz a cominciare dalla Procura, non abbia voluto mai fare di tutta un’erba un fascio neppure di fronte a una violenza tanto feroce da rappresentare ancora una ferita aperta a 16 anni di distanza.