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Gara di solidarietà a Sori per il “day hospice”‘della Gigi Ghirotti

Sori. C’è’ tempo ancora poche ore, fino alle 24 per partecipare alla quattordicesima edizione di Sori Solidale, evento a favore dell’associazione Gigi Ghirotti, che si occupa di alleviare il dolore ai malati terminali. Stand gastronomici, musica dal vivo e banchetti nella zona pedonale di Sori che permetteranno di raccogliere fondi, l’obiettivo era di 30mila euro, per aiutare l’associazione a realizzare un progetto particolarmente interessante, una sorta di day hospital, orientato al sociale, per aiutare i malati oncologici a vincere la solitudine e, al tempo stesso, alleviare le famiglie dalle difficoltà di un’assistenza continua.

Sorisolidale

Il nuovo “sogno” del professor Franco Henriquet, anima instancabile dell’associazione, si sposta dal campo dell’assistenza medica per esplorare una nuova e importante frontiera, quella dell’aiuto psicologico. Gli spazi sono stati individuati nell’ex ospedale Pastorino di Bolzaneto, per il quale, però, manca ancora il via libera dell’Asl.

La struttura, dove è già presente, dal 2001, l’Hospice della Ghirotti, ospitava, infatti, una Rsa, residenza sanitaria assistita che occupava tre piani. “Ma ora gli anziani sono stati trasferiti all’ex ospedale Celesia – spiega il presidente Henriquet – e quindi lo spazio ci sarebbe”. Si tratta, in pratica, di realizzare una struttura simile al day hospital che vede l’ospedale trasformarsi da luogo di degenza a struttura dove si accede per attività ambulatoriali e non di ricovero.

“Così vorremmo fare anche a Bolzaneto – prosegue – con spazi a disposizione di tutti quei malati che vi possono accedere autonomamente, o con possibilità di accompagnamento, per poter dar loro la possibilità di passare qualche ora della giornata in modo un po’ più significativo che non sia quello di starsene a casa, confinati tra le quattro pareti domestiche, davanti alla televisione. Le malattie si sono, infatti, cronicizzate – continua – e anche nelle forme oncologiche avanzate, con le nuove terapie, si riesce a far sopravvivere di più le persone”.

Da qui la necessità di aiutare i pazienti, che vivono la loro malattia magari anche per lunghi periodi a occupare la giornata in un ambiente comunque protetto anche dal punto di vista medico. “Si tratta più di assistenza sociale e psicologica che medica anche se, ovviamente, si possono fare quelle attività sanitarie che è più disagevole fare a casa, ma che restano secondarie rispetto al fine primo che noi vorremmo realizzare”.

Tema centale resta quello dei fondi, necessari per portare avanti questa iniziativa. “I soldi sono modulati da quello che si vuol realizzare – spiega Henirquet – perché si potrebbero fare tantissime attività di tipo culturale, conferenze e proiezioni, ma anche attività di tipo artistico. In base a quello che si può fare, ovviamente, i costi si diversificano perché per fare questa attività ci vogliono anche persone con competenze che devono essere retribuite. Inizialmente noi partiremo con un basso profilo, nel senso di incominciare a fare qualche cosa che non ci costi troppo ma che possa iniziare a realizzare un progetto che abbiamo in animo di fare da ormai da diversi anni”.