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Diminuzione tariffe parcheggi: “La mobilità INsostenibile”, lettera di un ricercatore al sindaco Bucci

Diego Repetto, scrittore e ricercatore presso il dipartimento di Fisica dell'Università di Genova, interviene sulla misura di palazzo Tursi che, da domani, taglierà il costo di Blu Area e Isole Azzurre

Di Diego Repetto*. Marco Bucci, neo sindaco di Genova, ha avuto molta fretta di rispettare le promesse fatte in campagna elettorale. Nel consiglio comunale di fine luglio è stata approvata la riduzione delle tariffe dei parcheggi a pagamento da 2,50 a 1,30 euro l’ora. La fretta si sa è cattiva consigliera e una mancata promessa avrebbe fatto in questo caso meno danni della volontà di rispettare quanto detto in campagna elettorale.

Non occorre infatti essere degli esperti di traffico urbano per comprendere che tale decisione determinerà un aumento del numero di cittadini che raggiungeranno il centro in automobile, obiettivo tra l’altro dichiarato dal vicesindaco e assessore comunale alla Mobilità Stefano Balleari per il quale “l’operazione può reggere (da un punto di vista economico) grazie all’aumento della domanda”. La nuova giunta sembra invece non preoccuparsi delle inevitabili conseguenze: aumento dell’inquinamento atmosferico e acustico, centro città più congestionato, dilatazione dei tempi per gli spostamenti urbani su mezzo privato.

Una decisione, quella di Bucci, controcorrente e anacronistica. Nella maggioranza delle città (europee, ma anche italiane) le amministrazioni si muovono esattamente nella direzione opposta, indipendentemente dallo schieramento politico che sostiene i vari sindaci. Avere a cuore la salute dei cittadini non è infatti né di destra né di sinistra, rappresenta “solo” un dovere per chi amministra una città. L’Ecopass a Milano, la tassa per chi arriva in centro in auto, è stato introdotto da Letizia Moratti e Pisapia, suo successore, si è guardato bene dall’abolirlo, limitandosi a cambiarne il nome e solo in parte la sostanza. Forse Bucci non è mai stato in città come Zurigo, altrimenti si sarebbe accorto della durata irrisoria (qualche secondo) del verde dei semafori per gli automobilisti, misura pensata apposta per scoraggiare l’uso del mezzo privato nel centro città. E neppure in città come Stoccarda, dove Königstrasse, la via principale del centro cittadino, l’equivalente della genovese via XX Settembre, è tutta pedonale.

Ammesso ma non concesso che il sindaco Bucci non sia interessato alla salute dei genovesi, la decisione appare però incomprensibile anche da un punto di vista economico. Nell’immediato ci sarà un minor ingresso per la casse comunali e il fatto di coprire il buco con l’aumento della domanda è al momento una mera speranza, e un’amministrazione seria non dovrebbe far quadrare i bilanci affidandosi a ciò che potrebbe essere, ma che potrebbe anche non accadere (e, per la salute dei genovesi, c’è da sperare che non accada).

Con una visione più ampia e proiettata verso il futuro, ci si rende facilmente conto che anche per i cittadini i costi saranno maggiori rispetto al beneficio di qualche euro risparmiato. Secondo l’Ocse, in Italia dal 2005 in poi i morti per malattie correlate a vari tipi di inquinamento sono più di 30.000 l’anno, con un costo annuo di oltre 100 miliardi. Di questi più del 90% incidono sul sistema sanitario pubblico per la cura delle malattie respiratorie, delle forme tumorali e per la compensazione dei giorni lavorativi persi. Oltre il 4% della spesa serve invece a recuperare l’ambiente o gli edifici danneggiati dall’inquinamento. Oggi le persone vivono più a lungo rispetto al passato, ma, a partire dal 2004, si ammalano prima. Per intenderci, una bambina italiana nata nel 2004 presentava 71 anni di aspettativa di vita sana, nel 2008 il dato era crollato a 61 (dati Eurostat). La situazione è drammatica: ogni anno guadagniamo 3 mesi di vita, ma ne perdiamo 30 in termini di salute.

Chi, secondo il vicesindaco Balleari, dovrebbe trarre beneficio dalle nuove tariffe sono i commercianti. Il condizionale è d’obbligo, visto che tale convinzione è tutta da dimostrare. In Germania per esempio i commercianti si sono sempre espressi a favore della pedonalizzazione dei centri urbani. Non solo: una ricerca della dottoressa Kelly Clifton, dell’università di Portland, città di 500.000 abitanti nello stato dell’Oregon, ha dimostrato che chi va in bici spende alla settimana mediamente di più rispetto a chi si muove in auto. Senza contare che in un centro decongestionato dal traffico e meno inquinato la gente va certamente più volentieri. A Genova ben pochi sarebbero favorevoli alla depedonalizzazione di via San Lorenzo o via San Vincenzo, compresi i commercianti!

Un sindaco moderno, con a cuore la salute dei cittadini, dovrebbe operare tutt’altre scelte.

Dovrebbe rilanciare il trasporto pubblico, proseguendo il rinnovo dei mezzi avviato dalla precedente amministrazione e aumentando la frequenza di alcune linee. A questo proposito, il vicesindaco ha affermato che “il rilancio del trasporto pubblico sarà la priorità del nostro Piano della mobilità per tutta la città”. Difficile credergli, visto che la prima mossa dell’amministrazione è stata quella di spingere i cittadini ad un maggior uso del mezzo privato.

Sul come fare, non occorre inventarsi nulla, basta farsi un giro per l’Europa e copiare quanto di buono è stato fatto in quest’ambito. Si potrebbe incentivare l’uso dell’autobus introducendo agevolazioni famigliari. A Stoccarda il fine settimana i figli dei genitori che hanno l’abbonamneto dell’autobus viaggiano gratis. A Genova a una famiglia di 4 persone andare a prendere un gelato in corso Italia costa 12 euro di soli biglietti. Sempre a Stoccarda, autobus e metropolitana sono puliti, puntuali, frequenti e la rete capillare. E le pubblicità che evidenziano i vantaggi del mezzo pubblico rispetto al privato sono ovunque.

Tra tutte le città in cui ho vissuto (Losanna, Stoccarda, Valencia; Genova), Genova è la prima città in cui non è possibile prendere l’autobus con il passeggino. In Svezia, per risolvere il problema delle persone che salivano con il passeggino dalla porta centrale, non potendo quindi mostrare il biglietto all’autista (all’estero i conducenti fungono anche da controllori), hanno deciso di istituire la corsa gratuita per che chi prende l’autobus con un passeggino.

Oltre al trasporto pubblico, un sindaco moderno dovrebbe per esempio favorire tipi di mobilità alternativi al mezzo privato a motore e più sostenibili da un punto di vista ambientale. Per esempio l’uso della bicicletta, tramite la realizzazione di piste ciclabili e un servizio funzionante di bike sharing. Una scelta che avrebbe anche un ritorno positivo in termini economici. Uno studio realizzato da Polinomia srl, società milanese di ingegneria dei trasporti, ha dimostrato che portare la quota degli spostamenti in bicicletta al 20% permetterebbe alla città di Bologna di generare un ritorno economico di 32 milioni di euro l’anno. La prima conseguenza diretta sarebbe quella di ridurre il numero delle auto circolanti a Bologna (7.300 in meno) con un impatto positivo sulle tasche di chi decide di rottamarla (il costo per il possesso e mantenimento di un’auto oscilla tra i 2.400 e i 2.800 euro l’anno) ma anche per l’ambiente e la salute. Il costo economico delle esternalità ambientali (inquinamento atmosferico, rumore…) è stimato in circa 660.000 euro l’anno. Andare in bicicletta regolarmente, infine, migliora la salute, con una conseguente riduzione delle spese sanitarie per un valore di circa 3,75 milioni di euro l’anno. Senza contare che le due ruote rappresentano il mezzo di trasporto più veloce ed efficiente per i percorsi fino ai cinque chilometri (Genova, contrariamente a quanto sostenuto da alcuni, ha gran parte del territorio in piano).

Se Bucci non riesce a pensare possibile un aumento delle biciclette in giro per Genova, potrebbe almeno attivarsi per migliorare il pessimo servizio di car sharing presente in città. Solo un servizio che preveda la possibilità di prendere un mezzo da una parte e lasciarlo da un’altra può risultare una valida alternativa, economica, per chi assolutamente non riesce a emanciparsi dall’uso dell’automobile. Anche in questo senso basterebbe copiare quanto di positivo c’è in giro, ad esempio a Milano.
C’è solo da augurarsi di una cosa: che per sopperire ai mancati ingressi nelle casse comunali dovuti all’abbassamento delle tariffe dei parcheggi a pagamento, la nuova giunta genovese non decidesse in futuro di aumentare il costo del biglietto dell’autobus. In quel caso, per la salute e per le tasche dei genovesi, il disastro sarebbe totale.

*L’autore è scrittore e ricercatore presso il dipartimento di Fisica dell’Università di Genova