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Bruco, il degrado silenzioso del “fratello minore” fotogallery

Nato "storpio", è sopravvissuto al "maggiore", continuando la sua storia di abbandono e invisibilità

Genova. Abbandonato a se stesso, devastato da ruggine e sporcizia, il “fratello minore” del Bruco di Corte Lambruschini continua a vivere, dimenticato dai più, portando avanti l’evidenza delle scelte sbagliate che furono un tempo la frontiera urbanistica di una Genova che non c’è mai stata. E senza avere nessuna ribalta “politica”.

Pensati per permettere a migliaia di persone al giorno di muoversi in quello che doveva diventare il cuore pulsante della nuova economia cittadina fatta di servizi e commercio, i Bruchi, come è noto, fin dal primo giorno dello loro vita hanno lottato contro il degrado. Perdendo, però, in partenza.

Pochi mesi fa, a ridosso del Natale, il Bruco più famoso, quello sotto il quale miriadi di genovesi tutti i giorni passavano e ripassavano è stato “abbattuto”, tra flash, stop-motion, plausi pubblici e i primi sentori di una campagna elettorale che sarebbe stata caratterizzata dalla “lotta al degrado” e dal “decoro”. La sua carcassa, divelta, per qualche settimana è rimasta in loco, per poi essere spostata lontano dagli occhi in piazzale Kennedy, dove ancora giace, avvolto in un “sacro sudario”, arrivato insieme al Papa. Il vero miracolo di quelle giornate.

bruco piazzale kennedy

Il “fratello minore”, invece, continua oggi la sua povera vita, attraversato da pochi, e forse coraggiosi, genovesi. La sua è una storia ancora più triste, se possibile. Questo, infatti, nacque giù “monco”: stando ai progetti la sua struttura, infatti, sarebbe dovuta terminare direttamente sulle piattaforme della stazione di Brignole, ma gli ultimi metri, quelli di Largo Archimede, non sono mai arrivati.

Un percorso, quindi, con pochissima utilità e funzionalità, che ha reso questa infrastruttura particolarmente poco frequentata. Colpa di previsioni sbagliate, visioni urbanistiche poco lungimiranti e a “tavolino”, non in grado di interpretare la mutevolezza della realtà in una città dai mille mutamenti come Genova.

Oggi il “Bruchino” è abbandonato alla ruggine e allo sporco, tetto per disperati e pavimento per bisogni fisiologici. Uno luogo poco mediatico, che difficilmente potrà garantire una ribalta potente come il “fratellone”, per cui lì sta, e senza mutamenti persiste. Perché tutto cambia per non cambiare nulla.