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Accoglienza migranti, la petizione nasce dai cittadini: “Genova non esca dallo Sprar”

Quattro motivi per non far uscire Genova dal sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati: lavoro, bilancio comunale, gestione accoglienza e valore dell'immigrazione

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Genova. Una petizione, non proveniente da partiti o forze politiche, “ma da persone che hanno a cuore la gestione della ‘cosa pubblica’”.

Parte infatti da quattro cittadini genovesi, un architetto, uno psicologo del lavoro, una ricercatrice e un project manager, la raccolta firme diretta a Comune e Città Metropolitana di Genova, Marco Bucci e assessori compresi, per chiedere che Genova resti all’interno della rete Sprar, il sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati, in capo agli enti locali. E per chiedere allo stesso tempo anche ai Comuni liguri di aderire alla rete.

Circa un terzo, a oggi, lo ha fatto. In provincia di Genova hanno rifiutato, già nel febbraio scorso, Rapallo e Portofino, mentre Recco e Chiavari hanno rimandato la decisione dopo l’estate. E Genova, da promesse elettorali, vorrebbe uscirne.

“Una petizione lanciata dai cittadini e per i cittadini, nata al di là di ogni colore o bandiera politica”, sottolineano gli ideatori. Lanciata sulla piattaforma Change in 48 ore ha raggiunto, al momento, 120 firme.

“Gestire la “cosa pubblica” crediamo significhi pensare a politiche a lungo termine, volte a rendere la nostra città più forte e capace di adattarsi alle sfide attuali, uscendone arricchita”, spiegano.

E tra le sfide c’è sicuramente l’emergenza sbarchi e le conseguenti politiche di accoglienza che devono approntare i Comuni. In Liguria, la quota di 6043 presenze stabilita dal piano nazionale di riparto del Ministero dell’Interno è superata, a Genova compresa. I Comuni, però, che aderiscono allo Sprar hanno la possibilità di vedere rispettata la clausola di salvaguardia, che li preserva dall’apertura di nuovi Cas (centri accoglienza speciali) stabiliti eventualmente dalla Prefettura.

“Noi crediamo fermamente che il sistema Sprar sia stato per Genova una preziosa risorsa in questi anni. Vi chiediamo pertanto, facendo seguito alle dichiarazioni rilasciate alla stampa da rappresentanti politici delle Istituzioni locali, di proseguire l’adesione di Genova alla rete del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati”.

Quattro i motivi fondamentali per aderire alla petizione e quindi chiedere che il capoluogo resti nello Sprar: il lavoro, “uscire dalla rete SPRAR significa mettere a rischio i posti di lavoro dei cittadini genovesi (e rispettive famiglie) che lavorano nei settori dell’accoglienza e nell’integrazione” così come mantenre “la possibilità di attingere risorse dal Fondo Nazionale per le Politiche e i Servizi dell’Asilo (FNPSA), in buona parte derivanti da risorse europee”.

Il bilancio comunale, perché “il primo effetto dell’uscita dalla rete riguarderebbe proprio i minori richiedenti asilo, che il Comune deve accogliere in virtù dell’obbligo di tutela che grava proprio sull’amministrazione. In pratica anche uscendo dallo Sprar, si rinuncerebbe ai finanziamenti del Fondo Nazionale e tutte le spese di tutela graverebbero interamente sul bilancio comunale.”
Gestione dell’accoglienza “in quanto l’adesione permette ai Comuni, che sono i capofila dei progetti SPRAR, di gestire e non subire il fenomeno dell’immigrazione, si tende a non superare i 2-3 richiedenti asilo o rifugiati accolti ogni mille abitanti”

Ultimo ma non per importanza “il valore dell’integrazione”. “Non solo i principali sindacati sono favorevoli alla permanenza nella rete ma ricordiamo come, secondo il Centro Studi Confindustria “senza l’apporto di lavoro straniero il PIL Italiano sarebbe di 124 miliardi più basso”.