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Stati generali del centrodestra, Toti: “Non abbiamo più alibi, ora dobbiamo governare” fotogallery

Oltre 200 partecipanti all'appuntamento alla Madonna della Guardia, gli amministratori della coalizione studiano strategie per il territorio ligure da qui al 2022

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Genova. Giovanni Toti è – anima e corpo – concentrato sulla Liguria. Almeno, stando alle sue parole, non sembra intenzionato a cedere a ipotetiche lusinghe da parte di chi lo vorrebbe leader del centrodestra a livello nazionale. “Se mi chiamassero per prendere in mano Forza Italia? Troverebbero il telefono staccato”.

Una battuta, riferita al fatto che dove si svolgono gli Stati Generali degli amministratori del centrodestra ligure – al Santuario della Madonna della Guardia – non c’è campo per i cellulari, ma che, ancora una volta, mette una pietra tombale sul discorso.

All’appuntamento sono stati invitati 430 politici e amministratori da tutta la Liguria (presenti circa la metà), tra cui il presidente Giovanni Toti, che ha aperto i lavori, 3 eurodeputati, 2 onorevoli, 74 sindaci (tra quelli dei capoluoghi mancava solo quella di Savona, Caproglio, assente per ragioni personali), e poi assessori, consiglieri comunali, regionali, municipali.

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“Potrebbe sembrare che abbiamo vinto tutte le sfide, con i successi elettorali della scorsa primavera, ma la vera sfida inizia oggi, ed è quella di una classe dirigente che non ha più alibi e ammortizzatori – ha detto Giovanni Toti – abbiamo preso un impegno con gli elettori. E oggi cominciamo a costruire un programma che porta al 2020 quando dovremmo rigovernare la Regione e al 2022 quando scadranno le amministrazioni appena vinte. Abbiamo un compito che è quello di immaginare la Liguria e che oscilla tra due ideali, quello dello sviluppo e crescita e quello della solidarietà”.

Toti guarda il bicchiere mezzo pieno: “Oggi i dati per la crescita nazionale e regionale ci dicono che qualche cosa si muove” ma non dimentica quello mezzo vuoto, le crisi di Ericsson, Ilva, Gitiesse, per citare solo i casi genovesi: ”Abbiamo perso posti di lavoro però, ed è la crisi del modello della grande industria, e bisogna accompagnare questo cambiamento cercando di allineare i settori che tirano nella nostra regione e quelli che non tirano e non tireranno più da nessuna parte”.

Dopo il governatore Toti ha preso la parola il sindaco di Genova Marco Bucci: “Siamo qui, oggi, perché stiamo lavorando non solo al marciapiede che deve essere messo a posto ma alla città che sarà nei prossimi 5 o 10 anni”.