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Le richieste

Rifiuti, appello di Legambiente a Bucci: “Bene il controllo pubblico, ma servono anche impianti”

Genova. Una forte accelerazione al tema dell’impiantistica, per poter trattare i rifiuti più “ricchi”, aprire il dibattito sulla privatizzazione, alla città, coinvolgendola nelle scelte strategiche, creare filiere virtuose per far tornare a vivere i materiali “post consumo”. È questa l’agenda di Legambiente che, sul tema dei rifiuti, il primo che dovrà essere affrontato dalla nuova giunta, intende essere da forte sprone nei confronti dell’amministrazione pubblica.

“Noi crediamo che ciò che è stato fatto in passato non sia tutto da buttare – spiega il Presidente di Legambiente Liguria, Santo Grammatico – e il piano industriale di Amiu, che è stato approvato secondo noi va in quella direzione. Bisogna riaprire la discussione con la città uscire anche dal dal dibattito privatizzazione si o no, o perlomeno farlo insieme ai cittadini perché anche loro devono essere coinvolti nelle scelte strategiche che riguardano questo importantissimo tema. Noi crediamo che il controllo la gestione devono essere assolutamente pubblica e, se poi ci sarà un intervenuto privato, questo andrà assolutamente calibrato ma, ribadiamo, il controllo deve essere pubblico“.

Resta l’altro punto di forza dell’economia circolare, ovvero quello dell’impiantistica. “Crediamo che gli impianti di compostaggio, per esempio, debbano essere dislocati sul territorio ligure e non possiamo pensare che la parte merceologica più importante del nostro sacchetto della spazzatura continui a finire fuori regione così come del resto adesso stiamo mandando praticamente tutti i nostri rifiuti”.

Una situazione che ha notevoli costi per il cittadino che si traducono in inevitabile aumento delle tariffe. “In questo momento i cittadini genovesi stanno sopportando notevoli costi, sia per quanto riguarda la discarica di Scarpino sia per quanto riguarda l’invio dei materiali post consumo al di fuori della nostra regione. Nuovi impianti sarebbero un bilanciamento da questo punto di vista anche perché soltanto così si possono creare delle filiere all’interno di un’economia circolare perché i materiali post consumo possono tornare a vivere facendo bene all’ambiente all’economia e alle tasche dei cittadini”.